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LA BARCA, ANCHE FEMMINA VENDICATIVA
I racconti di Anacleto
La barca è la mia amante più fedele.
La barca è una culla ed un'alcova, cioè una madre ed un'amante, ma è comunque femmina e, in quanto tale,talora vendicativa.
Lo sperimentai già con la mia prima amante-barca, la Paloma. Al mio primo pensiero manifesto di venderla, si è autoaffondata nel suo ormeggio abituale (con la complicità di un maldestro installatore di pompa di sentina autoaddescante , montata senza valvola di non ritorno sul tubo d'uscita). Non appena consegnata all'acquirente mi ha creata una rogna burocratica con possibili esiti anche penali ( con la complicità di un infido e spocchioso notaio che prima mi ha assicurato la piena legittimità dell'atto,la vendita era ad uno straniero,ma che poi, si è rifiutato a porre rimedio ad un suo errore,anzi ha declinato ogni sua responsabilità ...formale).
La seconda barca,la Columbia,appena venduta non si è suicidata ma è entrata in depressione.Complice la leggerezza del nuovo proprietario, si è lasciata andare.Rivista un mese dopo era impresentabile per abbandono e disinteresse.E' stata subito rivenduta, l'ho rivista qualche anno dopo in mano ancora ad un croato che le ha rifatto però i connotati.Ho stentato a riconoscerla.
La terza (Dream 3), prima di venderla l'ho completamente restaurata( riverniciati gli interni,ridipinta l'opera morta,rifatto il trattamento preventivo anti osmosi all'opera viva,revisionato il motore entrobordo ecc.).
Cionostante...si è vendicata, per interposta persona, sul malaugurato nuovo acquirente,assieme al quale peraltro l'ho accompagnata nel suo ultimo viaggio,prima dell'abbandono,presso il nuovo porto di armamento. Non l'ho più rivista, nè in questo nuovo bel porto nè altrove.Mi sono peró giunte notizie da un'amico dell'acquirente, che si lamentava di numerose ...malegrazie postume a lui comminate dalla mia ben amata , tanto che anche lui ha dovuto frettolosamente rivenderla.
Chi non l'ha rivenduta, anzi la risento spesso, sempre soddisfatta e ...riconoscente, è la nuova proprietaria (una bella e simpatica maestra di Treviso) dell'ultima mia barca , prima dell'attuale, dal nome di donna che è una garanzia AFRODITE, dea dell'amore e della bellezza. E' stata quella che però mi ha fornito ,più delle altre,la dimostrazione provata che anche la barca ha un'anima e soprattutto un cuore femminile molto sensibile e dai risentimenti facili : piccole stupide sgarberie, da femmina offesa , da sedotta ed abbandonata, manifestatesi nel brevissimo tragitto di consegna con accompagnamento assieme alla nuova proprietaria dal suo ormeggio nel porto di Sistiana al cantiere "Timavo" da dove l'avrebbero alata a terra.
Piccoli incidenti mai capitati prima.Incominciamo dal disormeggio:non voleva andarsene, la trappa si è impigliata sull'elica.Intervento della squadra di sommozzatori del corpo marittimo dei pompieri di Trieste, i quali son dovuti intervenire per ben altri due interventi analoghi perchè la barca si bloccava improvvisamente (come un mulo che non intende proseguire) su secche per me fino ad allora inesistenti, comunque mai trovate prima,lungo quel breve percorso fatto già molte volte e da me ben conosciuto.
Altro , ultimo ed "inspiegabile" dramma al momento dell' alaggio: non si riusciva farla entrare nel bacino di carenaggio, si è arenata anche ll , una volta imbragata dalla gru di alaggio, si è rotto tutto il marghingeno, per cui l'alaggio lo si è dovuto rinviare..
Vengo per finire all'attuale barca(TWINS), non in vendita,che si trova attualmente sui "trampoli" ben saldamente "ancorata" a terra per i rituali lavori alla carena e di manutenzione varia.Orbene questa mia amata mi ha mandato all'ospedale, in ben tre ospedali : prima in quel di Monfalcone, poi trasferito in quello di Trieste (Neurochirurgia) ed in fine in quel di Padova (sempre neurochirurgia) dove sono stato ritrasferito per amor di patria e da dove vi sto scrivendo queste elucubrazione tipiche di chi ha subito una bella botta in testa.E' la prima volta ,dopo 40anni di vita marinara, che una barca mi fa del male. Mai subito prima il più piccolo trauma anche durante le più burrascose tempeste oceaniche. Morale: la barca ti fa del male, si ,,,vendica su di te, solo quando non è sul suo ambiente naturale e la lasci forse troppo a terra. PER FARMELO CAPIRE ... mi ha fatto scivolare e cadere da una scala con procurato trama cranico contusivo , niente di grave ( verrò dimesso a giorni), però anche questo è un episodio significativo.
Sono, le mie, chiaramente interpretazioni deliranti a sfondo persecutorio, ma spero che l'epopea ...letteraria con cui ho ricostruito il vissuto dell'abbandono dalle mie precedenti quattro sorelle, ed un po' da quella attuale, tutte e cinque le mie sorelle, madri, amanti precedenti compresa l'attuale, vi abbia fatto capire quanto intendevo trasmettervi ad imperitura memoria e testimonianza.
Cordialmente
Anacleto (velanchio.it)
Post scriptum
Naturalmente auguratevi di non comprare da me una mia ex barca dismessa
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Solo due i marinai che non sono mai andati a scogli, uno non e' mai uscito dal porto, l'altro e' un grande bugiardo.
Non essendo nè l' uno nè l'altro, lo ammetto, anch'io ho avuto l'esperienza di un incontro-scontro con gli scogli. Non me li sono mai andati a cercare resecando la costa, ma la possibilità esiste quando si atterra in un porto sconosciuto.
E così è stato, uscendo da una insenatura dell' isola greca di Patmos.
Normalmente, prima di riprendere la navigazione, dopo una sosta in un porto od in una baia , imposto la rotta sul GPS che mi indica , con la funzione "go to", l'itinerario compatibile con il pescaggio della barca. Quella volta non lo feci perché dovevo semplicemente spostarmi ad un'isola di fronte, a sole 10 mg. E , colpevolmente, non consultai nemmeno la cartografia tradizionale.
E fui punito. All'uscita dall'insenatura, quando ormai eravamo in zona aperta e quindi apparentemente fuori pericolo sentimmo una botta spaventosa sotto la chiglia .
La barca si blocca di botto e si inclina paurosamente di lato e vi rimane per alcuni lunghi secondi poi si raddrizza e sembra ancora galleggiare. Mi precipito subito ad ispezionare la sentina temendo d'imbarcare già acqua. No, non sembra. Allora, prima un mio amico , dopo anch'io con la bombola sulle spalle, ci tuffiamo in acqua e sotto acqua per ispezionare accuratamente lo scafo. Nessun danno allo scafo, nè all'attacco scafo/chiglia, solo una lieve scalfittura al di sotto della chiglia.
C'era in zona uno scoglio immerso ad un metro e mezzo o più, non segnalato in superficie, ma ben indicato dal GPS che mi affrettai ad accendere.
Vi lascio immaginare a come ci siamo sentiti dopo lo scampato pericolo.
Negli anni ci sono state altre occasioni in cui ...ho toccato il fondo, ma era sempre morbido, sabbia o fango.
La dura roccia è un'altra cosa. Non grave se la si prende di prua, perche' in genere è la profonda chiglia ad assorbire il primo impatto. Per certi versi noi velisti , rispetto ai motoristi, siamo avvantaggiati, anche per questo motivo, ad avere tale appendice appesa sott' acqua.
In un' altra drammatica situazione è stata sempre la colomba a salvarmi, in virtu' della sua conformazione ad alette terminali od a bulbo allargato che permette alla barca di rimanere seduta dritta senza coricarsi di lato.
E' stato quando l'ancora ha arato fin sotto la costa ( eravamo in una baia al riparo del Meltemi nell' isola di Astipalea, sempre in Grecia).
In sostanza l' aver abbastanza acqua sotto la barca è una costante che assilla il marinaio, nè più nè meno dell' aver terra sotto i piedi per un terricolo.
Anacleto ( velanchio.it)
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FINALMENTE ATLANTICO
I racconti di Anacleto
Forse sono anch’io colpevole della tragedia della Concordia.
Che abbia portato sfiga con la mia recente, ultima new, “la Crociera”, in cui inveivo all’indirizzo di un “zatterone”, molto simile a quello appena semi-naufragato all’Isola del Giglio?
Per esorcisare la mia vergogna e la paura di tutti a fronte dell’immagine del mostro ferito che campeggia in tutti i media, sento la necessità di presentare una visione a più ampio respiro: torno al ricordo della mia traversata dell’atlantico di 10 anni fa.
A pochi giorni dal mio anticipato pensionamento, a 57 anni, per coronare quel che è il sogno nascosto di tutti noi velisti ,:attraversare a vela l’oceano(atlantico per ora), mi faccio trovare a Las Palmas (Isole Canarie), base di partenza per il grande salto .
Ci aspettava l’armatore-skipper con la sua barca, un solido kech di 57 piedi .
Primo problema , siamo tutti maschi, nessuna femmina. L’armatore-skipper ci tranquillizza: arriverà domani da Roma. L’abbiamo aspettata tutti speranzosi, anche se questo ha comportato per noi dover ritardare di un gorno la partenza per la Regata dell’ARC.(Atlantic Rally for Cruising).
Quando , al crepuscolo, la vediamo sulla banchina avvicinarsi alla nostra barca, ancor prima che si imbarcasse, ognuno di noi si espresse prontamente :”non nella mia cabina” (anche se per tutta la giornata di attesa e di aspettative … libidinose ce l’eravamo contesa aspramente, fino a pochi istanti prima).Ci siamo anche rifiutati che la branda dell’ultima arrivata fosse tirata a sorte, tra le nostre cabine.
L’abbiamo concordemente assegnata al comandante che l’aveva scelta e forzatamente collocata nella sua cabina.
E’ stato il leitmotiv di tutti i 19 giorni di traversata, fino ai Caraibi, per il resto allietata dai vigorosi Alisei che non ci hanno mai abbandonati.
Partiti al galoppo, di notte, non appena imbarcata l’ultima passeggera, sono stato subito colto dal mal di mare che mi accompagnerà per tutto il percorso.
Io, che sono stato imbarcato non (solo) per la mia esperienza velica, bensì per la mia (presunta) esperienza medica., non sono stato capace nemmeno di curare me stesso , da quella persistente resistente inconfondibile nausea e correlati sintomi.
Fortunosamente il comandante aveva incaricato per il vettovagliamento della cambusa la persona “giusta” : uno dell’equipaggio presentatosi come somelier del più prestigioso Hotel di Roma. La scorta di vino abbondava a dismisura, peccato non abbia avuto (e noi con lui) la prima preoccupazione propria di ogni marinaio che si appresta a lasciare la terraferma per una lunga navigazione :il fabbisogno vitaminico garantito da una buona scorta di verdure e frutta fresca volto a prevenire lo Scorbuto ( quello percui i marinai previdenti hanno inventato il Giardinetto).
A questo ha rimediato il sottoscritto “medico di bordo” che ha distribuito in abbonanza le compresse polivitaminiche alla prima comparsa delle tipiche macchioline bianche sulle unghie della ciurma.
A compenso di questa mia cura ,l’equipaggio mi ha “curato” dal mio persistente mal di mare con la terapia che a bordo abbondava: ero chiamato d’fficio a partecipare alle loro frequenti libagioni E’ stato il Trattamento Sanitario Obbligatorio cui sono stato sottoposto su indicazione del nostro somelier di bordo e disgraziato cambusiere.
Nel frattempo la nostra unica donna procedeva a seminar zizzania. tra la ciurma, oltrettutto incarognita per essersi sentita rifiutata dall’intero equipaggio. Era l’unica “non nuova” all’esperienza atlantica, percui noi tutti, in primis il comandante, eravamo una massa d’incompetenti. Il comandante , dopo la prima notte di convivenza, le ha lasciata tutta lampia suite armatoriale ed ha dormito sempre nella dinette.Poichè s’è capito subito che il “soggetto” oltre ad avere problemi di presenza fisica ne aveva anche di natura psichica, ho dovuto prendermene carico in quanto psichiatra, per salvaguardare un po’ l’atmosfera di bordo.
Ci appartevamo io e lei ogni giorno a prua, per un’ora di psicoterapia, pur essendo io in quelle condizoni.
Per fortuna che la barca andava…di buona lena col favore degli Alisei che ci hanno spinto costantemente verso la meta , Guadalupe, che distava 3000 miglia. Era stata scelta la rotta più lunga:che prevedeva prima la discesa verso sud fino alle Isole di Capoverde e quindi verso ovest fino ai Caraibi..Tale rotta , che è quella attuata da Colombo, sembra ancora oggi la migliore, perché evita d’impantanarsi nelle calme eqautoriali cui si andrebbe incontro con una rotta più diretta (di 2700 miglia).
Vento sempre in poppa e sostenuto (costantemente sopra i 20 nodi) ed una burrasca pochi giorni prima dell’arrivo (in quest’ultimo frangente la mia preoccupazione principale era che non avevo fatto testamento) .L’andatura è sempre stata solo con i due ficochi gemelli a prua, mai spinnacker o gennaker e sempre senza randa. Andatura discutibile, forse obbligata, ma che ha ridotto il conford a bordo per l’incessante rollio. Nessun rilevante inconveniente tecnico alle attrezzature, se si eccettua il fuori servizio del pilota automatico , per cui siamo stati costretti a massacranti turni ad un timone molto “duro” : bisognava tenere la barca sempre in assetto per evitare la montagna d’acqua che ti incombeva e sovrastava alle spalle.
Grandi pescate di tonni, lampughe e… pesci volanti.
Ero così stufo di pesce che stra “vedevo” in sogno e da sveglio bistecche di carne al sangue.
Un’esperienza che bisogna fare almeno una volta nella vita, che io sono contento d’aver fatto, ma che non ripeterei.
Anacleto (velanchio.it)
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I RACCONTI DI ANACLETO
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LA CROCIERA
3500 sono i croceristi, circa. L’equipaggio è poi composto da altre 1000 unità e più, per un totale di quasi 5000 persone imbarcate su questo “mezzo” che a me sembra un enorme zatterone.
Uno zatterone di 300 metri di lunghezza, per 30 di larghezza, su cui è stato costruito un albergo di 16 piani, per un peso complessivo di 1000.000 tonnellate, e che viene sospinto da diversi motori, con molte migliaia di cavalli, alla velocità di crociera di 20 nodi.
La vita di bordo è organizzata come se non viaggiassi sul mare, ma su una grande autosctrada. Una vita piena di attrazioni e distrazioni mondane che si sviluppa sopra il mare, ma con il manifesto intento che del mare ci si debba dimenticare.Ci si deve divertire come se non ci fosse , il mare. Lo si avverte, il mare, appena appena, quando ingrossa, attraverso un lieve fremito delle strutture.
A me è sembrato irrinunciabile, almeno, scegliere una cabina “vista mare” , ma ho capito che i più preferiscono, assurdamente, e non solo per risparmiare, le cabine interne da cui il mare non c’è il rischio nemmeno di vederlo.
Piscine, sale da ballo, teatri, palestra, centro di benessere con massaggi di varia natura, bagni turchi e non, centro sportivo con campo da tennis, da calcetto e pallacanestro, casinò, negozi e tanti bar e ristoranti in cu si “deve” mangiare, bere e consumare a tutte le ore del giorno e della notte..
In sostanza, un “normale” lussuoso immenso villaggio turistico, semovente sul mare, ma …senza il mare.
In dieci giorni (sei di navigazione e quattro di sosta a terra ) percorri 3000 miglia, quante ne percorro io, con la mia barchetta a vela, nei sei mesi estivi e quante ne ho percorse nei venti giorni di attraversata dell’oceano.
L’itinerario: Italia (Venezia e Bari) , Grecia (Rodi ed Atene), Israele (Haifa), andata e ritorno con fermate a terra per le escursioni organizzate: appena sbarcati si viene ingoiati da decine di pulman, appunto, ler le “escursioni” di cui devi sapere tutto ancora prima di partire.
Nel presentare questa “altra” mia esperienza “nautica” avrò forse ecceduto in qualche forzatura, ne sono consapevole.
Quello che è più grave è che, di questa esperienza, ne sono doppiamente responsabile perché recidivo.
Con tale confessione, la mia immagine di grande velista d’altura, di cui amavo fregiarmi, è irrimediabilmente compromessa.
Ho un’attenuante: aver voluto raggiungere, comunque via mare, anche se in un pellegrinaggio tanto pagano e con un mezzo così contro natura, la Terra Santa ed i lughi della Natalità di Cristo, in periodo natalizio.
Ora , non immaginavo che queste vacanze godessero di tanta fortuna. La cantieristica pubblica, se ancora tiene il mercato, è per merito della costruzione e manutenzione di quaesti mostri del mare.
Una cosa è certa: non chiamenrò più “crociere” quelle mie, quelle nostre, quelle con le nostre “piccole” barche a vela.
Anacleto (velanchio.it)
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I racconti di Anacleto
Alla fine di ogni mia stagione velica mi vantavo delle miglie percorse (due mila, tre, quattro mila) e d’aver rispettato il programma prestabilito.
Il prossimo anno si cambia: non più migliaia di miglia da percorrere e non più un programma pre-stabilito.Poichè quelle e questo mi hanno costretto a macinare miglia su miglia prevalentemente a motore .
Ho dovuto tristemente prendere atto di questa cruda realtà.
E’ la dura realtà – lo devo purtroppo ammettere – cui va incontro il diportista, soprattutto se si obbliga ad avere come ospiti degli amici che sono coartati da un periodo delimitato e definito di ferie dal lavoro e che ti chiedono, magari per una sola settimana, un itinerario prestabilito con porti d’imbarco e sbarco certi.
Sono addirittura arrivato ad invidiare, io che odio le regate, chi la vela la gode solo in regata : perché non può e non deve accendere il motore e perchè se non c’è il vento, l’aspetta.
Navigare a vela un tempo era l’unico mezzo per solcare gli oceani, per coprire grandi distanze al fine di eplorare, conquistare e mercanteggiare.
Ora io non ho più bisogno di coprire grandi distanze .L’unica finalità rimasta ai nostri tempi sarebbe semmai quella dell’esplorazione ed io, immodestamente, ho esplorato abbastanza, mentre mi è rimasta un’insaziabile voglia di viaggiare con il favore del vento.
Ecco perché il prossimo anno o viaggerò in solitario o ospiterò solo amici che con me , se non c’è il vento, lo aspetteranno o lo andranno a cercare.
Si deve finalmente navigare a vela non per arrivare, ma solo per viaggiare…gratis, ed essere così grati alle forze della natura del proprio movimento e dei propri spostamenti (e di quelli della propria barca).
Dopo tante…smotorate ho bisogno di riscoprire il piacere di dispiegare le vele al vento, anche quando …io spiego le vele al vento ed il vento… non mi capisce.
Attiverò ancor più il triangolo virtuoso tra vento, sole e mare per una autosufficienza ecologica : il vento ti dà gratis il movimento ed il vento , con il generatore eolico, ti dà gratis anche l’energia elettrica , pure fornita, grazie al sole, dai pannelli solari; energia elettrica che , alimentando il dissalatore, ti dà gratis, direttamente dal mare, anche l’acqua dolce.
Anacleto (velanchio.i
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Questa è un’esperienza che mi mancava .L’avevo sentita raccontare da amici con tutti i dettagli più disastrosi (la barca mezza distrutta nei suoi interni, legnami ed impiantistica compresi).
L’indesiderata comparsa a bordo di un roditore .
In precedenti situazioni di rischio (porti nauseabondi ) avevo sempre predisposte le contromisure difensive, ma mai avrei pensato che mi capitasse in una baia incantevole, ormeggiato a riva con cime lunghe di oltre 30 metri. Eppure era entrato, io e lui ci siamo guardati negli occhi, ad una distanza di 30centimetri, in zona cucina, ho tentato anche di prenderlo per la coda…ma la sua velocità di fuga è stata fulminea.
La prima notte ho dormito tranquillo , forse avevo avuto una allucinazione, comunque potevo sempre pensare che dopo quel confronto ravvicinato avesse, il topastro, capito che era meglio per lui abbandonare il naviglio. Alla mattina dopo invece puntuali sono apparsi i segni inconfondibili della sua presenza (le cachette, il pane rosicchiato dentro il sacchetto).
Ci siamo preparati alla seconda notte (è risaputo che di giorno rimane silenziosamente nascosto negli antri più inaccessibili): predispongo una trappola autocostruita , non prima d’aver chiesto consigli ad un amico che l’esperienza l’aveva positivamente superata.
Andiamo a letto (questa volta molto meno tranquilli).
Dopo pochi minuti sentiamo l’inconfondibile zampettio in coperta. Evviva , il clandestino è uscito allo scoperto ed è sicuramente sopra e non dentro la barca: provvediamo quindi a chiudere velocemente tutte le aperture dell’imbarcazione ed a sistemare la trappola in pozzetto.
Torniamo a “dormire” all’interno della barca completamente sigillata, una sauna…era una delle giornate più calde di tutta la stagione ! Ma ora avevo raggiunto (fortunosamente) un risultato ragguardevole : l’indesiderato ospite non era sicuramente più all’interno ed il giorno dopo, alla luce del sole ed in un campo aperto, mi sarebbe stato facile stanarlo e già immaginavo i mezzi più cruenti per eliminarlo.
All’alba del secondo giorno però ,del topo neppure l’ombra : aveva disdegnato la succulenta esca dell’improvvisata trappola (una pentola che si sarebbe chiusa se vi fosse entrato), mentre aveva preferito il sacco contenente i rifiuti alimentari che provvidenzialmente avevo provveduto a sistemare… pericolosamente sospesi a pelo d’acqua. Questa deve essere stata la sua fine . dagli indizi lasciati. D’altra parte non c’era altra spiegazione, a meno che non avesse volontariamente guadagnato terra a nuoto o , più improbabile, avesse ripercorso la via battuta all’andata (una fune lunga oltre trenta metri).
Per avere la certezza della sua fuga dovevamo aspettare la terza notte, questa volta procurando e disseminando sia in coperta che sottocoperta le “trappole” che la scienza considera ad effetto sicuro.(particolari colle a ..presa immediata e permanente).Naturalmente dovevamo ancora tenere chiusa la barca ermeticamente (lo è stata per due notti e due giorni).
All’alba della terza notte, non rinvenendo più alcun segno inconfondibile della sua presenza, dichiaravamo che la caccia era conclusa per abbandono del contendente..
Anacleto (velanchio.it)
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| ISOLE GRECHE ISOLE FELICI |  |  |  |
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Sono partito dall’Italia verso la Grecia, sia l’anno scorso che quest’anno, con le tremende notizie sul dissesto economico-sociale greco, ma arrivato in loco neppure l’ombra di quanto letto sui giornali o visto ai telegiornali.
Nel Dodecanneso, nelle Isole dell’Egeo, come nel Peloponneso, quanto, ed ancor più , nelle Isole Ioniche, neppure l’eco di quanto avviene ad Atene, che qui considerano lontana mille miglia.
Mai viste tante barche come quest’anno ad inizio stagione. A Maggio ed a Giugno qui sembra essere già in agosto.
Nelle isole , ricche o povere che siano, nulla è cambiato. La simpatia e spensieratezza proverbiale dei Greci non è stata minimamente scalfita .Anche ora che mi trovo …in zona operativa, le notizie sulla dissestata Grecia le ho solo dall’Italia.
I Greci, i popolani, i ristoratori, i piccoli commercianti, gli imprenditori, i professionisti, tutti in coro a sostenere che non è un reale loro problema. Addirittura vanno ad insinuare che è un problema strumentale creato solo per costringere i Greci a svendere i gioielli di famiglia, le loro più belle isole. Si favoleggia di grandi capitali esteri (soprattutto Russi ) all’assalto di Rodi, Santorini, Miconos ecc.
Resta il fatto che i turisti, da quel che vedo, non hanno paura di tornare in Grecia (intendo per Grecia quella delle Isole) in folle sempre più numerose.
Ed io, con gli ospiti della mia barca, siamo tra questi.
Ho anche un altro mio particolare metro per misurare la situazione: mai trovati così ben forniti come quest’anno i negozi di accessori per barche.
Si respira normalità se non abbondanza presso i fornitori di tutti i generi, alimentari o non.
Vi aspetto .
Anacleto (velanchio.it)
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Le vicende di questi giorni mi hanno fatto ricordare che io sono stato "clandestino al contrario".
Anni fa ero entrato in Tunisia senza visto sul passaporto Dovendo ripartire poi con la barca da Monastir con rotta Lampedusa, i Tunisini non mi volevano far uscire dal loro territorio.
Monastir-Lampedusa una veleggiata di 80 miglia da sogno, con il maestrale al traverso.
Avendomi i Tunisini trattenuto per un po'con la loro burocrazia, la partenza è stata ritardata e l'arrivo a Lampedusa è avvenuto a notte fonda.
L'ingresso in porto è stato un po' problematico:non si vedeva assolutamente nulla .Per fortuna ci ha assistito la Capitaneria di Porto che, eccezionalmente, ci ha fatto ormeggiare all'inglese sulla banchina in cui vediamo adesso accompagnare i barconi di clandestini...
All'alba la prima cosa che abbiamo visto è stata la bandiera della Lega Nord. Ah, ma allora siamo tornati a casa nostra, mentre eravamo arrivati nell'avamposto più a sud dell'Italia, più a Sud di Monastir (Tunisia) da cui provenivamo.
Abbiamo avuto problemi anche per fare cambusa.Da giorni l'isola era isolata e senza approvvigionamenti: "Mare cattivo ci sta". I locali si sorprendevano che noi fossimo arrivati via mare e molto soddisfatti della nostra cavalcata sulle onde che impedivano da giorni la navigazione al normale naviglio commerciale.
Ma il ricordo complessivo dei Lampedusani è dei migliori, tanto che m'ero accordato per riportarvi la barca a svernarvi. Sono stato poi sconsigliato ...per l'incalzare degli eventi.
Abbiamo fatto i turisti sia dalla costa che in terraferma. Abbiamo visto la mitica Villa di Modugno (quella del Berlusca non c'era ancora).
Era veramente un'isola felice.
A Lampedusa, in barca, c'ero stato anche due anni prima. Allora vi ero entrato...trionfalmente in quanto vincitore della tappa Pantelleria-Lampedusa, nell'ambito del Rally della Sicilia cui partecipavo onorevolmente con la barca nuova appena acquistata.
Cena e premiazione nel locale Yacht Club Velico, situato in una posizione strategica e panoramica del porto.
Com'è stridente il mio ricordo di allora con la situazione attuale, in cui l'ex isola felice è presa d'assalto come un miraggio da una massa di disperati in fuga dalla miseria e dalla guerra.
Devo essere ancora una volta grato alla mia passione velica che mi dà l'opportunità di vivere e partecipare in primo piano alla felicità ed alla tragedia di un mondo in subbuglio.
Anacleto (velanchio.it)
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E' ufficiale : un'ultima ricerca scientifica proveniente d'oltreoceano ha dimostrato che le persone più felici non sono i lavoratori "di concetto" , tanto meno i manager od i mega direttori, comunque non chi lavora prevalentemente con la testa , ma bensì chi lavora prevalentemente con le braccia.
Io l'avevo capito da tempo per merito della barca.
In gioventù avevo scelto di studiare e di esercitare poi una professione che opera nel mentale, quindi m'ero condannato ad usare le mani meno di tutti (l'homo sapiens per antonomasia).
La manualità l'ho scoperta "lavorando" in barca e...quante soddisfazioni che non trovavo nella mia professione!!! Il lavoro manuale, l'ho confermo anche per esperienza personale, ti dà subito la soddisfazione di un risultato ed è quanto appunto ha scoperto e dimostrato ...l'ultima ricerca scientifica americana,citata in apertura, che cioè la vera felicità consiste nel vedere subito un esito positivo del proprio operare, cosa che capita molto più facilmente e frequentemente a chi esegue un lavoro manuale.
Credo che la passione di chi va per mare sia molto legata alla (ritrovata) passione per il lavoro manuale. Chi di noi non ha mai pensato di "farsi" la barca, nel senso letterale del termine ? Di autocostruirsi la barca ? Ed anche qualora dovessimo aver optato per l'acquisto di una barca finita, siamo portati ad apportare un'infinità di modifiche proprio con le proprie mani . Comunque tutti noi, anche i più negati ad ogni forma di manualità, siamo spesso costretti a far di necessità virtù nel dover intervenire con le nostre mani per "cavarcela" in qualche situazione d'emergenza.
Vi ho propinato tale preambolo culturale per ricordare che questo è il periodo dei grandi lavori di manutenzione della propria barca. Se ne prepara l'elenco già alla fine della stagione precedente, quindi si assolda qualche professionista cui commissionare i lavori più tecnici e qualche amico "esperto" con cui eseguire i lavori più "personali".
Eppoi ogni anno c'è sempre qualche nuovo accessorio da installare.
Quest'anno per me è la volta del ROLLGEN, un frullone con relativo stallo da inferire sul bompresso per avvolgere su sé stesso il Gennaker , come si fa con qualsiasi altra vela di prua. Spero così di poter svolgere questi 200 metri quadri di vela in po' più frequentemente di quanto non si faccia , frenati spesso al pensiero dell'impegno che questa operazione in genere comporta.
Il programma di navigazione anche quest'anno è pronto : devo dire che ha dovuto in estremis subire una modifica.Inizialmente prevedeva di "tornare", anche per svernarvi, in Tunisia. Gli ultimi eventi mi han costretto di ripiegare su lidi più tranquilli.
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E' un appuntamento cui non posso mancare. Ai primi di dicembre a Parigi si respira già aria di Natale, ma soprattutto io ci vado ogni anno per ...riscattare il Salone Nautico di Genova e riconciliarmi con la nautica veramente popolare, senza essere populistica.
Dal Salone di Genova si esce storditi e nauseati dallo strapotere dei mega ..ferrri da stiro e dai mega Yacht che la fanno da padroni e danno purtroppo l'immagine di una nautica sfacciatamente lussuriosa.
A Genova tutto è tirato a lucido, dalle barche, alle hostess, ai visitatori in una esibizione forzatamente artificiale.
A Parigi i visitatori entrano con le cerate ...e sono tutti navigatori oceanici.
La prima volta che andai al Salone Nautique de Paris (alcuni anni fa) le uniche "cose" a motore esposte erano i fuoribordo dei gommoni. Per loro "nautica" voleva dire solo "vela" . Da poco anche loro hanno aggiunto
qualche capannone con barche a motore . Molto spazio viene dato alle derive , alla nautica che noi definiamo "minore". Ma di megayacht nemmeno l'ombra. Nemmeno di quelli a vela. Le barche a vela esposte non superano i 55 piedi. Ma fino a questa misura , si trova di tutti i Cantieri quasi tutti i modelli esposti. Molti gli stands riservati all'usato, ai brohers, agli accessori ...utili .
A Parigi , e non a Genova, ho trovato esposta la barchetta di m.6,30 con cui l'italianissimo De Benedetto ha appena compiuto il giro del mondo solitario e senza assistenza. Ovunque si respira l'aria genuina dei veri navigatori e della simpatia con cui sono
onorati ed incoraggiati.
Qui addirittura i francesi appaiono simpatici (sono per lo più bretoni che non parigini) anche con
noi italiani..
Ma credo d'essere rimasto legato al Salone di Parigi soprattutto da quando qui ho acquistato la mia attuale barca: da
Parigi ho acquistato una barca che in quel momento era ormeggiata a Palermo e che risultava registrata ad Atene e che ora si trova a Sistiana (Trieste) dopo essere tornata dalla Turchia.
Auguri
Anacleto (velanchio.it)
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Mèta di un turismo fin troppo scontato, questo non è un posto da velisti. Grandi spiagge dalla sabbia finissima con barriera corallina per immersioni anche da principianti. Per i navigatori è solo un ottimo scalo intermedio tra India ed Africa. Ma come in Polinesia è quasi d'obbligo il catamarano a basso pescaggio per poter entrare nelle lagune che attorniano le 2000 isole dell'arcipelago.
Non avrei mai pensato di finire qui anch'io, tradendo quella che è la mia usuale destinazione, in questo periodo , le Isole di Capoverde.
Ma tant'è anche qui mi hanno chiamato per ...lavorare. Sono il medico del Maayafushi Resort un atollo sperduto nell'Oceano Indiano.
Devo ammettere che non mi sento un medico missionario come quando a Capoverde opero a beneficio della povera popolazione locale .Qui sono Il Dottore, servito e riverito, a disposizione di turisti debosciati di tutto il mondo. Se sarà veramente una "pacchia", ve lo farò sapere solo alla fine di questa esperienza. Il medico in queste situazioni non può sentirsi in vacanza, è sempre in stato d'allerta per la paura di una grave emergenza che comunque non sarebbe in grado di fronteggiare, per l'assenza delle attrezzature a disposizione e per la lontananza infinita da qualsiasi struttura sanitaria degna di questo nome.
Per fortuna che la natura incontaminata che ti circonda e gli indigeni che avvicini nel villaggio, come tuoi "servitori"(solo uomini !), ti rende l'ambiente più naturale ed più umano. Ma gli indiani di questi atolli non sono come i capoverdiani, sono molto più tristi e sottomessi, più ...mussulmani. Appunto, ho scoperto che la parola Islam vuol dire sottomissione. Alla faccia...
In ogni caso pare che le Maldive siano tornate di moda dopo il recente Tsunami: tutti vogliono venirci prima che sprofondino definitivamente nell'oceano.
Nel frattempo scaccio i miei patemi d'animo con qualche fugace nuatata sulreef e qualche veleggiata con il piccolo catamarano da spiaggia a disposizione degli ospiti. Sono un velista o no ? . Intrattengo pure le signore con i racconti delle mie gesta di navigatore d'alto bordo.
Ma per non dimenticare che qui il mio ruolo è quello del medico, vado ad addestrare il personale (italiano) dello staff di animazione affinché mi possa affiancare nell'eventualità di qualche emergenza sanitaria. Devo ammettere che ho faticato nel superare la diffidenza iniziale di questo personale , circa la mia competenza in merito, quando ho iniziato a parlare loro di RCP (Rianimazione Cardio Polmonare) e di AED (Automatico Esterno Defibrillatore). Sapevano infatti che ero stato, nella vita civile, uno psichiatra e che, in quanto "solo" psichiatra, dovevo essere ben lontano nella mia pratica professionale da manualità da medico di pronto soccorso.
Invece, colpo di scena, esibendo loro il mio Diploma di Healtheare Provider (CRP& AED), acquisito recentemente secondo l'American Heart Association, ho zittito anche i più miscredenti, riuscendo così a catturare in estremis la loro attenzione e la loro collaborazione. Eppoi, diamine, io ho eseguito un intervento chirurgico ... a cielo aperto, in barca durante l'attraversata a vela dell'Atlantico. Che vengano pure sulla mia barca e vedranno, i più malfidati, com'è la mia attrezzatura medico-chirurgica di bordo: oltre al kit di sutura ,vi comprende anche un Defibrillatore di ultima generazione.
In sostanza, seppure psichiatra, sono un medico-velista d'altura, quindi medico a 360 gradi e per 365giorni...modestamente.
Anacleto (velanchio.it)
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| Wednesday 08 September 2010 |
| 4400,tante sono state le miglia percorse dalla mia barca al suo ritorno (qualche giorno fa) nel porto d'armamento (Sistiana) da cui era partita 15 mesi fa.
Croazia,Montenegro,Albania,Grecia Ionica,Grecia Egea,Turchia e ritorno.
Un susseguirsi ed alternarsi di una trentina di equipaggi.
Sono appena tornato dal mio semestre velico che quest'anno si è dilatato perché la partenza è avvenuta dalla Turchia,dove la barca era rimasta a svernare.
Sono appena tornato ma vorrei ripartire. Non c'è una partenza , non c'è un ritorno. O meglio, ogni giorno sembra una ripartenza. Come se fossi sempre in viaggio, mentalmente.
La barca qui c'entra poco, meglio, è solo un simbolo, un mezzo per sentirsi sempre in viaggio, sia che si trovi in navigazione o no.
Mi sono già soffermato sull'investimento simbolico rappresentato dalle barche a vela, ma vale la pena ripensarlo.
So di essere un privilegiato, ma proprio perché privilegiato è il mio particolare punto di osservazione di ...ricco (d'esperienza) pensionato, doveroso dev'essere il mio incoraggiamento verso chi è puntualmente chiamato , al ritorno dalle ferie (ammesso che le abbia fatte), a doversi scontrare con problemi di semplice sopravvivenza.
Quello della vela turistica è un mondo "povero" economicamente che può vivere di nulla (vento,mare,sole) e che è da sempre un paradigma di un ritorno alla semplicità ed alla essenzialità dei mezzi si sussistenza.
Ogni anno organizzo crociere itineranti a largo raggio, rivolte sia a neofiti come pure a persone navigate : molti hanno capito la filosofia che le anima. Professionalità in tutto ad eccezione delle finalità di lucro.
Quella della barca è un micro-mondo in cui la coabitazione forzata in quattro metri quadri costringe gli ospiti alla dilatazione,esaltazione talvolta esasperazione di semplici problemi di vita e di coesistenza.
Ecco perché insisto nel concetto che la vita in barca ( a vela) rappresenta una scuola di vita oltre che una scuola di vela.
Mi sono trovato a rifarla (la scuola di vela) proprio al mio ritorno : in banchina mi aspettavano i miei figli con le rispettive nuove compagne ansiose ad acquisire i loro primi rudimenti.
Appena arrivato dopo la mia lunga assenza,stanco ma felice sono subito ripartito.
Anacleto (velanchio.it)
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| Monday 05 July 2010 |
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Sono di nuovo a Corfù, da sempre mia meta d'arrivo e di partenza, d'arrivo di un trasferimento, di partenza della stagione (quella calda intendo).
Quest'anno in verità, complice la Turchia, la scena è un po' cambiata: Le crociere (quelle sulla costa sud-ovest della Turchia) sono iniziate molto presto, prima del mega-trasferimento che è avvenuto attraversando le Cicladi Meridionali e circumnavigando in senso antiorario il Peloponneso.
Mi ritrovo quindi, per il solito fermo tecnico, nella terra dei Feaci...a meditare ed a prendere delle decisioni fat
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news suYachtClubPadova,continua
| Wednesday 03 June 2009 |
| Sono già in zona operativa.
Sempre un Evviva alla Grecia ed alla sua ospitalità, anche se che quest'anno la tradirò finendo la stagione in Turchia.
Riesco ancora a sorprendermi dell'entusiasmo contagioso dei neofiti.
Il trasferimento da Sistiana a Corfù è avvenuto con ottimi equipaggi per i quali sono riuscito a trovare un giusto mix tra navigatori esperti e neofiti.
Ho avuto un taxista di Torino, al quale evidentemente mancava il volante della sua auto, tanto che non riuscivamo a staccarlo dalla ruota del timone, anche quando si dovevano fare delle lunghe noiose tratte a motore ed il pilota automatico sarebbe stato di sollievo.
Ho avuto un motonauta che voleva provare l'esperienza della vela. Non so se sono riuscito a convertirlo alla vela ma è stato un buon compagno di viaggio (anche perché ha rifornito abbondantemente la cambusa di ottimo vino).
E' ritornato un giovane ventenne che dopo essere venuto con me l'anno scorso ora partecipa a regate ...allo spasimo.
Ho avuto un fotografo professionista che ci regalerà un DVD dell'esperienza. Peccato non abbia ripreso la scena di cui è stato involontario protagonista: siamo partiti da un porto senza renderci conto che stava facendo la doccia a terra. Quando ci siamo resi conto di averlo "dimenticato" eravamo già al largo, Rientrati al porto lo vedevamo che , disperato, continuava a sbracciarsi per attirare la nostra attenzione, con le mutante in mano. Abbiamo sostenuto che non si fosse trattato di una "dimenticanza" ma di uno scherzo.
Oltre ai "nuovi", continuo poi ad avere ottimi amici esperti e generosi nell'insegnare ai giovani, e preziosissimi nei momenti difficili.
Quest'anno, più che in passato, alla mia partenza avevo già preordinato i turni degli equipaggi per tutta l'estate che è iniziata perciò secondo i migliori auspici, nonostante la millantata "crisi". Non posso nascondere la mia soddisfazione , come non posso nascondermi le difficoltà "nuove" cui andrò incontro : la Turchia a settembre e per tutto l'inverno 2009/10. Per me è un ritorno (ci sono stato sei anni fa con un'altra barca) ma è sempre una novità che può riservare delle avventure (speriamo tutte piacevoli).
Anacleto (velanchio.it)
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| Se Maometto non va alla montagna… |  |  |  |
| Wednesday 03 June 2009 |
...La montagna va da Maometto (o viceversa ?).
Sono appena tornato dalla Turchia dopo una settimana da turista terrestre in Cappadocia . Ma il vero scopo della mia visita era quello di risolvere di persona con le locali Autorità Portuali il problema del contrastato ingresso sulla costa turca della mia barca battente bandiera greca. Finalmente ho avuto l'ok definitivo sia dai Turchi che dai Greci: caso strano è arrivato da entrambi, contemporaneamente , il giorno del mio rientro in patria. Naturalmente all'esito positivo della "querelle"sono convinto sia stato determinante , sul fronte turco, l'acquisto da parte mia di un costoso tappeto...
Cosicché i prossimi giorni posso partire tranquillo da Trieste (Sistiana) sapendo di poter attuare il programma di navigazione di quest'anno che prevede, a fine stagione, a settembre, l'arrivo e poi la sosta invernale in Turchia.
Parto avendo preordinato praticamente tutti i turni degli equipaggi che si alterneranno nei prossimi cinque mesi: scenderò velocemente lungo l'adriatico verso Corfù dove farò la solita "sosta tecnica" per il disbrigo della "pratiche burocratiche" legate al curioso fatto che un cittadino italiano continui a mantenere per la propria imbarcazione la bandiera greca (con tutti i problemi,anche di relazioni internazionali, che questo mi crea).
Le prime crociere avverranno nella conosciutissima Grecia Ionica per poi , ad agosto, circumnavigare in senso antiorario il Peloponneso , che per me rimane una delle migliori aree di navigazione della Grecia, forse perché ancora poco battuta dal turismo , anche da quello nautico.
Arrivato ad Atene affronterò il Meltemi nell'attraversamento dell'Egeo tra le Cicladi settentrionali verso Bodrum (Turchia) : da lì tutto il mese di settembre sarà riservato alla costa turca fino ad Antalya, magari con un'escursione all'isola di Cipro, ma dalla parte Greca. Su una cosa ho trovato concordemente chiari e risoluti sia Greci che i Turchi (per voce delle loro autorità ), che non posso entrare con la mia barca (greca) nella Cipro Turca. Pazienza , ci sono stato il passato capodanno da turista terricolo.
Mi convinco sempre di più che non c'è modo migliore (o peggiore) per toccare con mano i problemi legati alle relazioni con i popoli quanto le peregrinazioni nautiche fatte con una normale barca da diporto. La mia esperienza è limitata sostanzialmente al mediterraneo (anche se ho avuto un ...assaggio atlantico), ma credo sia sufficientemente istruttiva e dimostrativa.
Dovrei avere il coraggio di spingermi ancora un po' verso oriente : un mio amico mi sta decantando le peculiarità della costa del Libano, cha sarebbe la naturale prosecuzione di quella turca.
Chissà !!!???
Anacleto (velanchio.it)
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| Saturday 11 April 2009 |
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La Turchia non mi vuole.
Con grande entusiasmo , mio e dei miei amici, avevo previsto nel programma di navigazione di quest'anno l'arrivo a fine stagione in Turchia, dove avrei fatta svernare la barca .
Ma pare che non vi vogliano, i Turchi.
Già a Capodanno ero stato nella Cipro Turca, dove avevo individuato una Marina che mi dava sufficiente affidamento per farvi riposare durante l'inverno 2009/2010 la mia bella .
Ma L'Authority Port direttamente interpellata in proposito è stata lapidaria e tassativa: la mia barca non può entrare nel loro territorio perchè batte (l'odiata ) bandiera Greca.
Io ho serbato un'ottimo ricordo della costa Turca e dei Turchi, da quando sei anni fa c'ero stato con la mia precedente barca (con bandiera Italiana): mai avrei pensato di poter aver oggi un problema come questo, di mancata libera circolazione nel Mediterraneo, da parte di un paese, certamente Mussulmano, ma ormai prossimo ad entrare nella Comunità Europea.
Avrei disceso tutto l'Adriatico, la Grecia Ionica, circumnavigato il Peloponneso, arrivato sull'Egeo, affrontato il mitico Melteni per approdare in quella che pensavo fosse la nuova terra promessa di noi naviganti senza patria.
Non mi sono ancora rassegnato: ho messo in moto amici che colà tengono la barca da anni, per vedere di risolvere questo problema...burocratico. Sono arrivato ad intepellare il loro Ministero del Turismo, che mi ha promesso "interessamento".Per ora nessuna risposta , e mi sto dibattendo in questo problema da tutto l'inverno.
Nel frattempo, per ingannare l'attesa, Salone Nautico di Venezia (ben poca cosa ) prima e Sailing Boats di Trieste poi: ancora una volta il Friuli Venezia Giulia batte il Veneto in fatto di nautica. Io ne vado orgoglioso in quanto , veneto di nascita, sono stato poi adottato dai cugini della regione F.V.G.che mi garantiscono da oltre trent'anni un posto barca che molti mi invidiano.
La barca si trova ora sospesa a terra ed accudita con ogni cura , in attesa del varo Pasquale.
Avrà una nuova elica, il non plus ultra, secondo una mia lunga ricerca bibliografica e non, comunque la più costosa esistente sul mercato. Si sa, ognuno di noi, per la "propria bella" non lesina nelle spese.
Verrebbe assicurato maggior rendimento a vela (si chiude) e contemporaneamente anche maggior rendimento a motore (cambia passo,come avesse una marcia in più), rispetto ad un'elica a pale fisse ! Sembra la quadratura del cerchio.
Poi ho montato un nuovo Dissalatore, con un rendimento orario di acqua dolce il doppio di quello di prima, ho fatto rimettere a nuovo la Cappottina , il Bimini ecc. Mi fermo, perchè come sa bene ognuno che ha una barca, ogni anno a quest'epoca si è vittima di un'ossessione-compulsione a spendere e spandere.
Io ho poi una giustificazione in più nello stordirmi con nuovi gingilli: devo dimenticare il problema che mi cruccia e mi brucia durante tutto questo lungo inverno (passato?).La Turchia.
Vedremo come andrà a finire nella prossima puntata.
Anacleto (velanchio.it)
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| Monday 09 February 2009 |
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I racconti del nostro Anacleto
Ex colonia Portoghese, le Isole di Capoverde sono naturale crocevia tra Europa Africa ed America: per la tratta degli schiavi hanno rappresentato, dall'Africa, lo scalo marittimo verso le Americhe . Mussolini vi costruì il primo aeroporto internazionale come scalo aereo tra l'Italia e l' Argentina per gli emigranti dell'epoca.
Per i velisti le Isole di Capoverde rappresentano da sempre il giro di boa nella traversata dell'Atlantico che classicamente parte dalle Isole Canarie, fa rotta verso Sud fin quando , seguendo gli Alisei, all'altezza appunto di Capoverde, si deve virare dirigendosi verso Ovest dove troveremo, dopo 2000 miglia, i Caraibi: è la rotta che inaugurò Cristoforo Colombo ed è ancor oggi quella più battuta dai velisti moderni (la feci anch'io).
Ora mi trovo nell'Isola di Fogo (dell'arcipelago, una delle più meridionali) come ogni anno in questo periodo, un po' per interrompere l'inverno, un po'( e soprattutto) per riconciliarmi con la vita e con la mia professione: vengo a rifare il medico volontario in un Ospedale dei Cappuccini a favore dei locali . Mi ritempro sempre lo spirito (oltre che il corpo) venendo a contatto con loro. Una popolazione creola che mi sorprende ogni volta perché rimasta "vergine" , non contaminata dal turismo di massa, ma allo stesso tempo aggiornata sulla nostra cultura. Sono innamorato da dieci anni di questa terra e di questa gente ma, attenti, bisogna evitare le Isole più note e turisticizzate (Isole di Sal e forse Boavista) per orientarsi verso quelle che caratterizzano meglio l'arcipelago (sono nove in tutto) in particolar modo Sao Antao e Sao Nicolao (le più vergini), ma anche Sao Vincente (la più culturale) , oltre , naturalmente , Fogo , da dove vi scrivo, caratterizzata da un Vulcano che talora si sveglia.
Crocevia ed intreccio di culture e di etnie, questa terra e questa gente non odia nessuno, benché meno il bianco, l'europeo, cui si sente unita da vincoli di sangue.
Siamo sinceri, non vengo fin qua (praticamente all'altezza dell'equatore) solo per fare il missionario, ma per unire l'utile al dilettevole: vengo anche per navigare. Infatti qui avevo la disponibilità, assieme ad altri tre amici, di una goletta di 20 metri. Il sodalizio si è incrinato e barca è stata appena venduta. Ero poi in trattativa per l'acquisto di un'altra barca di proprietà di un parlamentare locale il quale però, poco prima che arrivassi, ha compiuto un gesto plateale di protesta ...politica contro i suoi connazionali autoaffondando la barca che aveva portata dall'America (sic).
Ora avrei un'offerta di un moderno 15metri che si trova a Mindelo (Isola di Sao Vincente): approfitto di questa tribuna per lanciare una sottoscrizione per l'acquisto in comproprietà con qualche socio che voglia condividere l'avventura e le emozioni forti di una navigazione oceanica da un porto di partenza assolutamente privilegiato.
Anacleto (velaleo.it)
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| Tuesday 16 December 2008 |
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Nella nautica, si dice, siano due mondi incomunicabili: gli appassionati di barche a motore da una parte e gli appassionati delle barche a vela dall'altra. Certe volte penso che anche all'interno stesso di questa ultima categoria ci sia incomunicabilità tra i diportisti ed i regatanti.
Io, diportista a tempo pieno nei sei mesi estivi, sono un regatante della domenica, di quella domenica , solo di quella, la seconda domenica del mese di ottobre .
Molti di voi se la ricorderanno: quasi due mila imbarcazioni partenti all'unisono (quante ce n'erano nell'ultima "Barcolana", la più affollata e disastrosa regata velica europea ( e del mondo?) che si tiene alla chiusura della stagione estiva sul golfo di Trieste). La linea di partenza è lunga mezzo miglio e non è, essa stessa, sufficiente ad evitare la bagarre iniziale. Che accadrà alla prima boa di ritorno, quando ognuno di loro dovrebbe transitare una alla volta? In genere non hanno problemi i mostri di regata, che distanziano subito la gran massa e si trovano subito soli in testa a fare l'andatura; ma i problemi si aggravano per il popolo che rimane, stretto , appaiato per quasi tutto il percorso, a siglare una parità di risorse veramente popolare e democratica.
Per quanto mi riguarda, conoscendo i limiti del mio mezzo e del mio equipaggio, partecipo ogni anno a questa regata (da oltre 25 anni), ma da ... turista, ossia , parto cinque minuti dopo la folla, ed in corrispondenza dei giri di boa, per sicurezza, passo molto al largo.
Talora accade però che anch'io venga preso dal furore agonistico: per entrare nella mischia, parto quindi all'arrembaggio, prua al vento, per aprirmi un varco tra la selva di scafi, alberi e vele; se sufficientemente fortunato e spregiudicato, può accadere anche che riesca, coperto dai più pesanti insulti marinareschi e terrestri da parte degli altri equipaggi, a raggiungere la boa. Ma mi capita anche , talora, di non riuscire più a doppiarla e di rimanerci abbarbicato, inerme ed immobile, bloccando così il flusso di decine di altre imbarcazioni che vengono costrette ad accostare, virare, ad abbordare, tutte prese in una morsa paralizzante.
E' un po' quello che accade quando, nel bel mezzo di un crocevia stradale, si blocca il semaforo.
Da buon ragatante da strapazzo sono quindi uno specialista del giro di boa con "abbarbicamento".
Per questo motivo sono sempre più edificato (forse umiliato) dal fervore con cui i soci del mio circolo cittadino organizzano la partecipazione a tutti o quasi i Campionati invernali, sia del Tirreno che dell'Adriatico, in una stagione, quella appunto invernale, in cui i tranquilli diportisti come me, per svernare, devono trastullarsi e stordirsi passando da un Salone Nautico all'altro (appena tornato da quello di Parigi).
I regatanti, i veri sportivi della vela, vivono la vela agonistica , quella che dà carica adrenalinica, dalla quale però rifugge in genere il diportista, amante dei tempi lunghi e dei lunghi viaggi: il diportista si confronta solo con se stesso ed i propri compagni di viaggio, non si mette in competizione con avversari esterni alla propria imbarcazione. Necessariamente anche la sua imbarcazione assume una fisionomia diversa. Cito, per esempio, tre ... appendici che non troveresti mai in una barca da regata pura (ad eccezione di quelle per regate oceaniche): pannelli solari, generatore eolico ed il dissalatore. Sono invece accessori indispensabili per farti vivere la barca, veramente ed a lungo, in una dimensione tridimensionale.
La vela è il modo più antico, ma anche il più economico ed il più ecologico per viaggiare. Permette di avere gratis il movimento e l'energia necessaria per vivere in barca. La barca a vela naviga gratis con il vento. Il sole (con i pannelli solari) ed il vento (con il generatore eolico) danno l'energia al dissalatore che fornisce acqua gratis dal mare. In barca a vela (come la mia) si può così attuare il triangolo dell'energia pulita rinnovabile a costo zero.
Pannelli solari (sole)-generatore eolico (vento)-dissalatore (mare), triangolo virtuoso che riunisce in un circuito autoalimentantesi il SOLE il VENTO ed il MARE.
Anacleto (velaleo.it)
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| Monday 29 September 2008 |
I Racconti del nostro socio Anacleto
Con il mio andirivieni stagionale Nord-Sud e viceversa, a favore di vento (ma non sempre), confermo che il marinaio è un animale migratore.
Si tratta di un nomadismo rituale nel mare che è l'equivalente di quello dei beduini nel deserto. Ci sono certi uccelli migratori come la Iarna Artica che compiono incessantemente l'itinerario completo Polo Nord-Polo Sud .
Risponde allo stesso imperativo della vita come movimento, del viaggiare per viaggiare. Ed il viaggio a vela per mare è la modalità di viaggiare più antica , l'unica che permetteva anche nell'antichità di varcare gli oceani.
Questa epica considerazione per dire che ... purtroppo sono tornato sulla terra ferma, dopo aver risalito l'Adriatico lungo tutta la costa orientale (Albania,Montenegro,Croazia,Slovenia, Italia).
Ho voluto dimostrare che anche l'Albania si può percorrere con un equipaggio familiare.
Ma questa volta la risalita mi ha fatto riscoprire la Croazia, terra frequentata in precedenza per trent'anni e più, ma che negli ultimi anni trascuravo per raggiungere velocemente i mari del Sud.
Devo ricredermi: anche i Croati sono cambiati e devo chiedere pubblica ammenda per un'espressione un po'forte da me fatta pubblicare solo qualche mese fa su Bolina ("La Croazia sarebbe un paradiso terrestre senza i Croati").
In realtà l'impatto è stato decisamente crudo: 40 Euro la prima notte per una sosta in rada con ancora propria. Ma tant'è hanno inventato il concetto di " ancoraggio organizzato" per cui in quasi tutte le più belle e conosciute baie ben ridossate o c'è un Marina o dei gavitelli e là ti avvisano che : " a prescindere dell'uso dei gavitelli o dell'ancora propria si paga una tassa di soggiorno" (equivalente alla tariffa che si pagava nei Marina solo pochi anni fa).
Ma al di là dell'aspetto mercantile, i Croati sono diventati quasi cordiali. E' stata una piacevole sorpresa dopo la durezza ed asfissiante pedanteria dei funzionari di frontiera montenegrini.
In Croazia si possono ritrovare e riscoprire angoli incontaminati (Isola di Mljet , solo per citarne uno), nonché primizie tecnologiche applicate al mare (L'Organo marino di Zara, che funziona con il frangere delle onde marine sulla banchina della città).
Durante la stagione 2008 l'alternarsi e susseguirsi degli equipaggi (a cadenza settimanale o quindicinnale) è stato più regolare e soddisfacente del solito.
L'arrivo e la ripartenza dai porti, dove avveniva il cambio degli equipaggi, mi ha fatto riflettere ancora sul rapporto del marinaio e le donne... che egli avrebbe in ogni porto.
Fa parte naturalmente della mitologia, ma è semplicemente una metafora dell'incessante ricerca di un rifugio e nel contempo della fuga dallo stesso appena trovato, desideroso di un porto sicuro , ma nel contempo irresistibilmente attratto dal mare in tempesta.
Anacleto (velaleo.it)
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| SE NO I XE' MATTI NO LI VOLEMO |  |  |  |
| Monday 28 July 2008 |
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(I racconti di Anacleto)
Detto veneto sempre più ripetuto da chi vive l'esperienza di barca (a vela).
Un ritorno allo stato primordiale di chi si espone agli imprevisti del tempo e di una coabitazione scomoda e coatta in pochi metri quadrati. In tale situazione si è obiettivamente nudi , più esposti ai capricci della natura, senza le "difese" a disposizione sulla terraferma. Mi riferisco , per esempio, alle difese legate al proprio ruolo professionale e di "classe sociale". In barca saltano tutti gli schemi ed il rapporto con se stessi e con gli altri è più diretto, condizionati dai bisogni vitali primari ed in balia, come si è, degli elementi perché confinati in un guscio instabilmente sospeso tra acqua ed aria.
Per tali motivi può sembrare una scelta disperata e comunque potenzialmente rischiosa: proprio per questo, si dice, attrae chi è un po' folle, appunto.
Ed è così che tra gli itinerari che ho proposto quest'anno, quelli più facili e "borghesi" sono stati trascurati, mentre il più richiesto in assoluto è stata la tratta più avventurosa: quella per l'Albania ed il Montenegro.
Per me non è più una novità,ma lo è ancora per molti velisti e non. E' per l'appunto l'itinerario che mi aspetta tra pochi giorni, dopo aver abbandonato le sicure e tranquille acque tra le Isole Ionie. L'anno scorso l'ho l'affrontato - tremebondo - con un equipaggio scelto tra i miei più fidati amici velisti, conscio delle difficoltà e dei potenziali rischi. Quest'anno invece saremo in tre coppie "normali", anche istituzionalmente. Questa è la novità ed il rischio: una sfida nella sfida.
E saremo già in agosto. Quest'anno la stagione è volata: sono già sulla via del ritorno, di risalita dell'adriatico.
Ho già fatto notare che le due rotte possibili verso la Grecia, da Spalato a Corfù e viceversa, si equivalgono in termini di miglia: 330 miglia per la rotta ad Ovest (ultime Isole Croate, Costa Pugliese, attraversata del Canale d'Otranto) , sempre 330 miglia circa per la rotta ad Est (proseguendo lungo la Costa Orientale dell'Adriatico,Croazia,Montenegro,Albania).
Non sono equivalenti per tutto il resto ! Ma ormai ugualmente percorribili in alternativa. Questo , almeno, è quello che mi propongo di dimostrare.
Anacleto (velaleo.it)
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| Thursday 17 July 2008 |
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continuano i racconti in "diretta" di Anacleto...
Per gli antichi Greci questa terra rappresentava l'ultimo scalo verso la Magna Grecia(Puglia,Calabria e Sicilia).
Oggi le Sette Isole (Eptaneso) della Grecia Ionica sono in realtà considerate le meno greche perché troppo occidentali (e troppo italianizzate) .Sono effettivamente diverse dalle altre isole greche per la loro fisionomia,per i loro colori, per l'abbondanza d'acqua e per la folta vegetazione. Da sempre terra di conquista: sono state colonizzate nei secoli, con alterne vicende,dai fenici,romani,veneziani,turchi,francesi,inglesi,austriaci,russi ed italiani.
Anche i grandi navigatori non disdegnano oziare in queste isole,memori del fatto che furono la terra d'origine del più grande di loro,Ulisse in persona. Per avere la vela "sportiva"si deve andare, è vero, più ad Est, sull'Egeo, e confrontarsi con il mitico Melteni.
Ma anche il locale vento prevalente, il Maestrale, può impegnare e dare soddisfazioni.
Anch'io, con i miei amici, quest'anno apprezzo le tranquille e sicure baie delle sette e più isole dello Ionio.
Corfù è un'isola polimorfa:fornisce ottima assistenza ai mezzi nautici ed infatti quest'anno vi ho compiuto una manutenzione straordinaria alla mia barca.Al Nord è piena di alberghi di lusso, al Sud di selvagge spiagge caraibiche.
Proseguendo la navigazione si trova Paxos ed Antipaxos, due gioielli imperdibili per ospitalità, varietà di spiagge e ridossi, alcuni fin troppo frequentati,altri isolati. Trenta miglia più a sud,passato il ponte girevole ed il canale di Levkas, ci si trova in un altro mondo: subito di fronte I'Isola di Onassis, Skorpios, dove poter fermarsi per il brivido di un bagno proibito in acque cristalline, per poi rifugiarsi in una delle tante insenature dell'Isola di di Meganissi. Il giorno dopo siamo già nel regno di Ulisse , Itaca e Cefalonia, che meritano anche un tour terrestre. La "nostra" Giacinto (la "loro" Zante) è quella più meridionale, un po' diversa dalle altre : turisticamente è nota per le grotte sul lato ovest e per le tartarughe della parte sud.
Per la facilità logistica nel raggiungerla dall'Italia, per il clima ed il regime dei venti (il Maestrale arriva il pomeriggio rinforza fino alle ore 20 per poi cessare) questa Grecia Occidentale è fruibile da una larga parte di velisti, anche neofiti, persino da una coppia che appena sbarcati in un paese cercavano una camera d'albergo con l'aria condizionata. Sarebbe il più grave affronto nei confronti dell'armatore-skipper che deve tuttavia deve ammettere che anche lui "una volta" (nel lontano Egeo) si rifugiò in albergo per avere una tregua dall'urlo inquietante del Melteni.
Anacleto (velaleo.it)
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| Monday 26 May 2008 |
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I Racconti di mare di Anacleto
Sono arrivato a Corfù.
Vorrei dire, come Ulisse, naufrago e prossimo alla via di casa, ma semplicemente dopo il previsto trasferimento d'inizio stagione da Sistiana (Trieste). Ho rifatto in lungo e largo l'adriatico (650 miglia) secondo le due programmate tappe: la prima fino a Spalato, iniziando a costeggiare l'Istria, quindi seguendo tutte in fila le isole Croate, da Lussinpiccolo, Isola Lunga, Isole Incoronate, giù fino a raggiungere la costa Croata all'altezza di Primosten ed infine Spalato.
La seconda tappa ha previsto, dopo aver fatto "dogana" all'ultima isola Croata (Vis), il rientro in Italia (Puglia) con la traversata dell'Adriatico Vis-Vieste. Da qui tutta la costa Pugliese fino ad Otranto ed infine di nuovo la traversata dell'Adriatico fino a Corfù. Questa seconda tratta poteva prevedere una variante, rimasta in sospeso fino all'ultimo momento:raggiungere Corfù continuando a costeggiare tutta la Croazia fino a Dubrovnik, quindi proseguendo, sempre lungo la costa, per il Montenegro e l'Albania.
E' la rotta che avevo seguito , in risalita, al mio rientro alla fine della passata stagione. Da Spalato a Corfù i due itinerari, incredibilmente, si equivalgono in termini di miglia: esattamente 330 miglia ambedue i percorsi. Questa volta a decidere per il rientro-passaggio per la Puglia è stato una specie di rigurgito d'amor patrio.
Molto mal ripagato. Per carità, i pugliesi sempre ospitali, la loro cucina impagabile.
Ma...le autorità costituite!. Prima l'intercettazione in alto mare, mentre proseguivamo a vele spiegate, da parte di una motovedetta della Guardia di Finanza.
Cercavano pregiudicati corrieri della droga. Ma dico : avevo sempre sentito che i velisti erano al di sopra di ogni sospetto e che mai avrebbero avuto il coraggio di far ammainare le vele per l'ispezione di rito. Comunque sono stati molto cordiali , si sono scusati per il disagio procurato ed al momento del commiato si sono profusi in complimenti per la barca (e per noi che la stavamo conducendo al momento del loro abbordaggio).
Chi invece non si è distinto in ...gentilezze è stato il personale di una Capitaneria di Porto della Costa Pugliese che mi ha sottoposto al settimo grado chiedendomi un sacco di documenti che nessuno prima mi aveva mai chiesto ( per es. il Certificato Limitato di Radiotelegrafista preso oltre trent'anni fa) ed infine il Registro dei Rifiuti.
Discenderebbe da una direttiva europea , recentemente recepita dal governo italiano: due giorni di discussioni portate fino agli alti quadri. Mi hanno finalmente congedato risparmiandomi verbale e una pesante sanzione solo perché batto bandiera greca:quindi, attenzione Italiani!. Dovete avere in barca e compilare giornalmente, a firma dello Comandante,un Registro consegnato e vidimato dalle Capitanerie di Porto in cui sia evidenziata (in metri cubi) la quantità e qualità dei rifiuti (compresi quelli organici) prodotti e "conferiti".
A parte queste amenità, velisticamente,tutto è proceduto secondo i piani: anzi sono arrivato in anticipo rispetto alla tabella di marcia programmata, sia a Spalato che a Corfù. La pesca d'altura è stata fruttuosa, soprattutto, come sempre, passando il Canale d'Otranto. La prima tappa in particolare è stata esaltante per l'uso ripetuto del gennaker che ci ha permesso lunghe cavalcate al lasco. Tra gli ospiti ho avuto a bordo anche due svizzeri che dovevano dimostrare di aver navigato per mille miglia al fine di ottenere la patente nautica d'altura: meticolosissimi, ...come degli svizzeri, nel registrare ogni evento durante la navigazione ed io, in qualità di skipper, a doverlo convalidare con la mia firma. Ma anch'io sono stato meticoloso (più del solito) nella scelta degli equipaggi che si sono alternati nelle due tratte. Per fortuna i candidati non mancavano: a Venezia, dove li avevo invitati per un incontro di conoscenza, in occasione del locale Salone nautico a Marzo, si erano presentati all'appello oltre venti persone, alcuni venuti, appunto, dalla Svizzera.
Ora sono quindi a Corfù per il "fermo tecnico" di quasi un mese: in questo preciso momento scrivo nella barca che sta a secco, sospesa "sui trampoli" ( non esistono praticamente invasature che erano la prassi perfino in Tunisia). Oltre agli usuali lavori alla carena , la barca viene controllata e rivoltata come un calzino per la quella che da noi si chiamerebbe "visita Rina", che in Grecia è molto più pignola: la novità del giorno è che hanno smontato l'asse elica del motore e vogliono sostituirlo perché l'esame al tornio non è risultato del tutto soddisfacente. L'Ingegnere quasi si scusa:"Lo faccio sostituire per lei, non per me". In sostanza per me si prevede un migliaio di Euro in più nel conto della spesa.
Ma sono felice perché sono tornato a vivere in barca per il mio semestre sabbatico velico. E' finito l'inverno e qui è arrivata (seppure faticosamente quest'anno) l'estate. Eppoi, mi sono adagiato al ritmo del trascorrere del tempo infinito dei Greci che, secondo una reminescenza classica, mi sembra suonasse così: "PANTA REI".
Anacleto (velaleo.it)
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| Tuesday 01 April 2008 |
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Eufemisticamente vengono chiamati lavori di primavera, ma a parte quelli di manutenzione ordinaria (carena e controllo impiantistica) la maggior fatica viene affrontata per migliorie e modifiche di ogni genere che hai meditato durante i lunghi mesi invernali di disarmo.
Ci si trova, a primavera, con la barca in secco appoggiata su dei trampoli (l'invasatura) in un cantiere gremito di barche e dei relativi armatori impegnati a programmare il riarmo del proprio bene che dev'essere pronto a navigare per la prima uscita della stagione, classicamente fissata con il ponte Pasquale.
Come pedaggio per l'imbarco gratuito talora chiedo che gli amici partecipino ai lavori che si devono fare ogni anno, sotto la barca. La battuta più frequente tra gli... addetti ai lavori è un auspicio: che durante l'estate si passi in barca a navigare almeno quanto il tempo speso a lavorarci d'inverno ed a primavera.
L'anno scorso detti lavori si sono svolti in Tunisia, quest'anno si svolgeranno in Grecia, quando vi arriverò a metà maggio. Nel frattempo ho impegnato intere giornate per riordinare l'impianto elettrico e per il montaggio delle ultime diavolerie offerte dal mondo degli accessori: distributore basculante della catena dell'ancora, contametri digitale della stessa catena, A.I.S. (Automatic Identification System)e D.S.C. per il VHF, Kit meteo Forecast, antifurto satellitare, nuovo TV-DVD ecc.
La primavera per me è soprattutto il periodo in cui chiamo a raccolta , incontro e conosco i nuovi adepti che mi accompagneranno durante tutta l'estate: la campagna acquisti .Quindi è il periodo dedicato sì alla preparazione della barca, ma anche alla ricerca ed alla definizione degli equipaggi che si alterneranno in navigazione. E' il compito più delicato ed impegnativo: ho sempre la presunzione di avere occhio (ed orecchio) clinico nella scelta delle persone, ma sono sempre esposto a sorprese... talora poco gradite.
In genere diffido da chi si presenta "super esperto", da chi sulla carta ( il curriculum...) pretende di saperne più di me, ma non mi faccio incantare nemmeno da chi si rivolge a me troppo umilmente chiedendo di imparare tutto e magari affermando di voler cambiare vita dedicandosi alla navigazione senza confini...C'è chi all'età di 18 anni mi vorrebbe emulare nella mia libertà da pensionato, rinunciando per sempre ad affrontare il mondo del lavoro, sognando lidi lontani.
Dichiaratamente non ho fini di lucro nella mia "attività" , ma non sono nemmeno un ente benefico. Anch'io ho i miei sogni (talora inconfessabili) nell'attuare il programma del mio "semestre sabbatico velico": devo affrontare difficoltà ed incognite d'ogni tipo in tutti questi mesi e nel contempo devo mirare ad un bilancio (anche economico) che non sia fallimentare, partendo dal principio che solo uno skipper soddisfatto rende felice tutto l'equipaggio. Quindi la ricerca del benessere mio è connesso a quello altrui: ricercarlo e mantenerlo in barca di fronte a tutti gli imprevisti legati al mare ed alle persone , in una situazione di coabitazione coatta ristretta è un compito titanico che mi spaventa... prima di partire.
Per questo ormai rinuncio ad una programmazione troppo ossessiva (anche se imbarco di tutto, ricambi ed accessori sempre doppi), l'importante è partire perché ..."navigare necesse est".
Anacleto (velaleo.it)
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| Wednesday 13 February 2008 |
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Continentale di nascita e figlio di agricoltori, eppure mi ritrovo una passione folle per la barca a vela, che non ha precedenti nella mia famiglia.
Ma anche i Veneziani, sono diventati per cinque secoli padroni dei mari pur provenendo originariamente dalla terraferma: contadini che, per necessità di sopravvivenza o per spirito di conquista, diventarono soldati e marinai.
Un altro dato mi ha sempre sorpreso: che i continentali, come siamo noi padovani (lontani da laghi e mari), siano più amanti del mare di un triestino o di un veneziano dei nostri giorni, cioè di uno che vive sul mare.
Addirittura conosco molti skipper famosi che provengono dall’alta montagna (che magari d’inverno fanno i maestri di sci). Anch’io, quando ho bisogno di respirare, non vado ad ossigenarmi in montagna, ma al mare, e respiro a pieni polmoni guardando lontano, verso l’orizzonte senza confini. Navigare, respirare, sognare.
Scopro anche che qualche famoso navigatore solitario (oltre al sottoscritto) ha imparato ad andar in barca a vela prima ancora di saper nuotare.
Fino ai vent’anni , da quando appunto ho iniziato a capovolgermi con le derive, ho convissuto con il terrore panico dell’acqua: ero ancora traumatizzato da un naufragio notturno subito, con tutta la mia famiglia ed in tenera età, sulle acque gelide del fiume Adige.
Galleggiare sul guscio forse più instabile che esista, cioè su una deriva di pochi metri, mi ha conciliato con l’acqua prima di lago poi di mare. Ed è così che per far dimenticare le mie umili origini rurali ed i miei primi poco brillanti exploit nautici ho iniziato a favoleggiare sull’antica tradizione marinara dei miei avi : erano sicuramente dei Corsari Dalmati al soldo della Repubblica di Venezia che per i servizi resi godettero del titolo nobiliare di Conti ed ebbero in custodia un antico maniero che ancora oggi fa di sé bella mostra alla sommità di un’Isola Incoronata .
L’ho individuato da tempo per cui è d’obbligo, quando passo ogni anno con la barca da quelle parti, che anche i miei ospiti vi compiano una visita guidata sui ruderi residui . Ai più increduli dei miei amici sono in grado di esibire un documento (di incerta attendibilità) con tanto di stemma nobiliare che testimonia delle mie origini dalmate e dei rapporti privilegiati del mio casato con la Serenissima.
Come a dire :”…parola di marinaio”, ma scrittura di notaio. Il sogno migliore è quello che si ha ad occhi aperti: non sarà che il miglior sogno di un marinaio è quello fatto quando si trastulla sulla terraferma? Ma non c’è da scandalizzarsi , anzi. L’investimento simbolico ed il divertimento più nobile, quello culturale ed ideale, che alita nel mondo della barche, soprattutto di quelle a vela , è legato più al mondo della fantasia, dell’arte e della poesia, mondo che si coltiva e si alimenta talora (soprattutto d’inverno) più all’asciutto che sul bagnato.
Anacleto
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| Tuesday 15 January 2008 |
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La vela, passione folle
I racconti di Anacleto
Vi racconterò dei guai legali e di altro genere avuti 25 anni fa con la mia prima barchetta che si chiamava "La Paloma". Dovevano essere più che sufficienti per convincermi ad abbandonare per sempre la vela ed invece la mia follia mi ha portato a continuare, con la seconda, terza barca ed avanti inesorabilmente fino all'attuale, quinta della serie.
La Paloma conobbe la più grossa ignominia cui un maldestro armatore possa condannarla: il naufragio avvenuto non durante una tempesta equatoriale, nei perigliosi mari del sud, e nemmeno al largo sul mare in burrasca, bensì in banchina, in seguito ad un auto-affondamento nel proprio porto di armamento.
Appoggiata sul fondo, è rimasta appesa al molo con le proprie quattro cime d'ormeggio. Una pompa automatica montata qualche giorno prima nella sentina, invece che spurgare fuori l'acqua, la ripescava dentro dal mare, abbondantemente. "La sua barca è affondata, provveda". E' stato il laconico e perentorio annuncio telefonico pervenutomi da parte dell'Ente Provinciale del Turismo.
Accorso sul posto, dovetti contemplare la mia agognata barchetta completamente immersa sotto il livello del mare, con la sola bandierina in testa all'albero appena fuori: l'immagine più triste al mondo. Mi soccorse un avvocato, proprietario di una barca ormeggiata vicina alla mia:"Tranquillo, ti faccio la causa gratis, sarà facile dimostrare la colpa per imperizia del meccanico che ti ha montato la pompa". I danni per il recupero ed il ripristino funzionale dell'imbarcazione dovevano essere ingenti, perciò mi arrideva l'idea di potermi rivalere delle spese nei confronti di quell'artigiano.
Era la prima causa (e rimarrà l'unica) che intentavo contro chicchessia.
Fu disposta una perizia tecnica che dimostrò come la causa unica dell'affondamento fosse da ricercarsi nello scorretto montaggio di quella pompa di sentina (senza valvola di non ritorno).Potevo stare tranquillo, la causa era praticamente vinta, sarei stato risarcito delle spese (che equagliavano ormai il costo d'acquisto).
La conclusione del giudice invece fu di assoluzione del meccanico in quanto: "La perizia è apodittica, ma non dimostrativa" (!?).Si leggeva poi, fin troppo esplicitamente, la vera motivazione della sentenza: "...come può un ricco proprietario di Yacht (era usato proprio l'altisonante temine inglese per riferirsi al mio vecchio guscio di sei metri del valore di pochi milioni di lire),come può prendersela con un povero lavoratore ?" ( Che nel frattempo è diventato titolare di uno dei cantieri più affermati della zona ed espone a Genova...).
Naturalmente, viste le premesse, non acconsentìì ad opporre ricorso a simile sentenza assolutoria: dovetti anzi provare vergogna di me stesso , per quella brutta azione, così antidemocratica.
Quest'episodio, per quanto riguarda il Codice Civile.
Ma la Paloma mi aveva già fatto incontrare le Fiamme Gialle: erano i tempi del redditometro ed ero stato sorteggiato per un accertamento tributario in quanto ...ricco proprietario di Yacht, appunto. Per fortuna avevo conservati tutti gli atti dell'acquisto e la cosa si risolse subito. Ad ammissione della stessa Guardia di Finanza, con il mio stipendio mi sarei potuto permettere ben più di quell'usatissimo sei metri.
Ma non era finita, questa mia prima barchetta mi fece conoscere anche il Codice Penale.
Dopo parecchi anni essa fu venduta ad un cittadino croato, allora ancora iugoslavo. Fu perfezionata la compravendita davanti al notaio, con l'assistenza anche di un'Agenzia del settore: notaio ed agenzia avrebbero dovuto garantire la regolarità dell'operazione. Invece, dopo, venni a sapere d'aver compiuto un illecito penale con violazione anche del Codice Internazionale di navigazione. Potevo incorrere in complicazioni internazionali: un'imbarcazione si trovava ad avere per colpa mia, contemporaneamente, due bandiere nazionali ! Prima di venderla e consegnarla al nuovo proprietario, avrei dovuto provvedere, attraverso il Ministero competente, alla "dismissione della bandiera nazionale". Per tale reato era prevista una pena detentiva non patteggiabile con un'amministrativa. Non c'era via d'uscita: il notaio e l'agenzia declinarono ogni loro responsabilità e l'acquirente, una volta in possesso dell'imbarcazione, si rifiutava di fornire ogni collaborazione per risolvere quello che ormai era solo un mio problema. Naturalmente, per togliermi d'impiccio, dovetti risolvere il problema "all'italiana": per sanare il primo illecito, ne ho compiuto un secondo, ma questa volta consapevolmente e con la complicità di un alto Ufficiale
della Marina Militare .Per uscirne con la fedina penale pulita dovetti riversare nell'operazione...tutto l'ammontare della vendita appena conclusa.
Avvenne tanti, tantissimi anni fa. Sono tutti delitti caduti in prescrizione.
Meditate gente, meditate.
Anacleto (velaleo.it)
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| I Racconti di Anacleto: Hivernage |  |  |  |
| Saturday 22 December 2007 |
| Hivernage
Mi scuso per il francesismo del titolo: ma così l'hanno chiamato l'anno scorso l'inverno passato in Tunisia , il periodo in cui la barca rimane in disarmo , il periodo più doloroso per un mancato velista a tempo pieno.
Mi vanto per aver trovato un compromesso storico: rassegnare ... in anticipo le dimissioni da un prestigioso incarico di comando nell'ambito della Sanità pubblica cittadina per continuare ad esercitare la professione di medico solo nei sei mesi invernali ed invece concedermi ogni anno un "semestre sabbatico velico" , nei sei mesi estivi.
Ma d'inverno comunque si soffre: abbandonare la barca all'ormeggio o lasciarla a secco sui trampoli in un anonimo cantiere, è sempre la stessa sofferenza. Si cerca di lenirla stordendosi nella frequentazione ossessiva dei vari saloni nautici della stagione (Genova,Parigi ....Amburgo ecc.) alla ricerca di qualche nuovo gingillo tecnologico da regalare alla tua ...amante più fedele. Ci si affoga nella lettura di tutte le riviste Nautiche che trovi mensilmente nelle edicole. Si programma tutta la serie infinita di lavori di manutenzione e di migliorie per non distogliere il pensiero dall'oggetto del tuo maggior investimento ... lipidico. Ci si proietta programmando dettagliatamente la navigazione nella prossima stagione.
Ma tutto questo non basta: la tua infelicità rimane, la tua malattia rimane ed è inguaribile, anche se non incurabile, secondo una correzione pietistico-eufemistica che si precipitano subito a ripeterti.
Nel nostro gergo (quello degli psichiatri) è chiamata " malattia ossessivo-compulsiva", quella della vela, come quella di ogni passione sportiva o meno. E' una "dipendenza" , non ne puoi più fare a meno. Bisogna rassegnarci a conviverci ed a sopravviverci, il meno infelicemente possibile.
Come l'amore, la prima e la più grave "malattia ossessivo-compulsiva". Non ne puoi fare a meno, ma continua a farti ripetere gli stessi errori, più e più volte.
Anacleto (velaleo.it)
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news suYachtClubPadova,continua
| Saturday 22 September 2007 |
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Decimo racconto di Anacleto
Sistiana era un'amena baia di pescatori ed è tuttora un porticciolo del golfo di Trieste rimasto immune da cementificazioni selvagge (peraltro sempre incombenti per l'ennesimo progetto di ... ristrutturazione che cerca un'approvazione nelle alte sfere).
Sono tornato, siamo tornati, la mia barca ed io, dopo 18 mesi d'assenza nel porto d'armamento che la Società Velica Pietas Julia ci riserva, in questa baia, da trent'anni. La nostra Società, di anni ne ha 120 ed è stata appena insignita dal CONI del Collare d'Oro al Merito Sportivo.
Ci siamo tornati, questa volta, dopo un viaggio più lungo del solito. La passata stagione ci siamo spinti, dopo la circumnavigazione dell'Italia ed il passaggio dello Stretto di Messina, verso l'alto tirreno, quindi siamo scesi verso la Sicilia, le Eolie, le Egadi, le Isole Pelagie, sempre più in giù fino all'Africa, alla Tunisia dove la barca viene lasciata per l'"hivernage".Questa primavera , partendo da Monastir (Tunisia) risaliamo lungo Lampedusa,Malta,Siracusa, la costa calabra e pugliese, fino alla Grecia Ionica. Quindi circumnavigando per sud-est il Peloponneso arriviamo ad Atene ed alle Cicladi . Ai primi di Agosto si inizia la strada del ritorno, passando prima attraverso il Canale di Corinto , il Golfo di Corinto e di Patrasso, puntando quindi decisamente a Nord lungo tutto l'Adriatico orientale, dove passiamo per la prima volta per l'Albania ed infine il Montenegro , la Croazia , la Slovenia e Trieste .
Il tutto seguendo la tempistica che ci si era ripromessi nei programmi dettagliati stilati e pubblicizzati prima di partire.
Ormai ho archiviato anche i momenti di panico vissuti talvolta nel timore di non riuscire a portare a compimento l'impresa:imprevisti di ogni tipo (compresi i dubbi sulla mia tenuta psico-fisica) sembravano talora insuperabili. Ma quando vedevo che ad ogni...disgrazia si poteva porre rimedio, procedevo più spedito e felice. Quello che oggi rimane è una grande soddisfazione che ho potuto condividere con tutti coloro che hanno creduto in me e nella mia barca e che si sono alternati nella compartecipazione (talvolta anche delle spese...).
Chi si imbarca in una barca a vela lo fa per inseguire un sogno, per una sorte di investimento simbolico ideale: io per primo, e quest'anno più del solito, l'ho fatto sognando di sfuggire ai problemi terricoli e ad un destino che si ostina a volermi ammalato. In realtà è la solita storia: prima di partire per il mio semestre sabbatico ogni anno l'entourage familiare cerca di fermarmi con qualche scusa sanitaria. Regolarmente appena partito , guarisco di ogni male. Questa volta han giocato pesante: han paventato addirittura una recidiva del cancro avuto e superato vent'anni fa. Anche secondo qualche medico avrei dovuto rinunciare al mio programma di navigazione. Ed io sono partito lo stesso e l'ho portato a termine, il mio programma di navigazione , il mio programma di vita. Pure coloro che ho imbarcato di volta in volta mi sembravano avessero la stessa filosofia...da ultimo viaggio. Salendo su una barca a vela si vuole fare finalmente una vacanza diversa ed alternativa, forse più scomoda , ma all'insegna della libertà più assoluta. Sembra un sogno impossibile da realizzare, volere tutte insieme queste cose: veleggiare dall'alba al tramonto ,naturalmente con il vento sempre favorevole in intensità e direzione, fare il bagno in spiagge solitarie, ormeggiare alla fonda per la notte in baie sicure ed ancora solitarie e magari, quando non se ne può fare a meno, trovare anche un ormeggio in banchina arrivando all'imbrunire in una località famosa e superaffollata. E' lo scontro tra questi sogni, spesso proibiti, con la dura realtà dei nostri mari che ingenera talora delle incomprensioni e frustrazioni tra l'equipaggio che non vuole accettare vincoli e condizionamenti imposti dai tempi e luoghi .Sembra non ci siano mezze misure per chi affronta questa esperienza: la vacanza in barca a vela o lascia folgorati e verrà ricordata come la più bella vacanza mai fatta,oppure lascia sconcertati tanto da ripromettersi di non ripetere più l'errore. Le aspettative, soprattutto dei neofiti, sono tra le più fantasiose e fantastiche tanto da non essere nemmeno decifrabili. Quando si ha a che fare con i sogni propri ed altrui è ben difficile accettare un compromesso con le ragioni della realtà. Ma chi supera l'esperienza mantenendo intatto, nonostante tutto, il proprio spirito d'avventura e di scoperta,in sostanza il proprio sogno, paradossalmente, si sentirà guarito dall'essere un inguaribile sognatore.
Anacleto (velaleo.it)
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| Saturday 22 September 2007 |
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Nono racconto di Anacleto
Eravamo preparati al peggio:atti di pirateria al largo, all'ormeggio, minicriminalità di ogni tipo.Ed invece al momento di lasciare l'Albania (ultimo porto verso Nord, Shenghin-S.Giovanni)ce ne dispiaceva. Avremmo voluto rimanere più a lungo. La costa alterna vette a precipizio sul mare a lunghe spiagge incontaminate. Come il Turco ed il Tunisino, anche l'Albanese se incontrato a casa sua l'ho trovato diverso da quello incontrato talora a casa nostra: fa di tutto per farti ricredere dell'immagine poco favorevole di cui spesso sa di godere.
Fin dal primo porto dopo Corfù (Saranda) siamo stati sorpresi dall'ospitalità e tutto sommato dall'aspetto non del tutto miserando dei cittadini e degli approdi che abbiamo toccato:oltre ai due citati, anche Panormos, Orikum e Durazzo. Imperdibile il sito archeologico di Butrint, inserito in un ambiente naturalistico di rara bellezza. La migliore baia,quella di Panormos (Palermo), secondo i Portolani consultati (anche quello di Bolina uscito due mesi fa) sarebbe stata un'area interdetta alla navigazione e all'ormeggio, in quanto militarizzata. In realtà all'arrivo vediamo sì attraccato al molo per noi "proibito" una motovedetta militare, ma scopriamo che è "occupata" da quindici ricercatori dell'Università di Lecce impegnati in un'attività di ricerca archeologica sul fondo marino, ricerca per altro molto fruttuosa a giudicare dalla serie di anfore di ogni epoca appena recuperate e che facevano bella mostra di sé sul molo.
Non siamo i primi turisti ad essere passati per l'Albania via mare, ma certo che di barche ne abbiamo incontrate pochine: sei in tutto, due al porto di Saranda (Brancaleon dell'associazione Vento di Venezia e Viura di Chioggia), due nella Marina di Orikum ed una al Porto di Durazzo.
Due sono le cose che ci hanno "disturbato" e che sicuramente sono retaggio del passato regime vetero-comunista: la miriade di gallerie e di bunker in cemento a forma di fungo o di cupola disseminati sui punti...strategici di tutta la costa, ad imperitura memoria dell'ossessionante psicopatia dell'ex tiranno Hosha; l'altro aspetto è l'atteggiamento delle autorità portuali, formalmente gentile ma teso nostalgicamente a non perdere il potere che avevano durante il regime precedente. Per esempio non ci hanno permesso di uscire dall'area portuale per depositare le immondizie una volta scaduto il nostro lasciapassare che valeva solo dalle 17 alle 22.
Ecco perché arrivati in Montenegro, pure terra off limits fino a qualche anno fa, ci siamo sentiti di nuovo in Europa.
Il Montenegro è sempre stato aperto al turismo e rappresenta un breve tratto di costa (di circa 50 miglia) molto ricca di riferimenti conosciuti: basta ricordare Sveti Stefan e le Bocche di Cattaro. Ci sono già stato due stagioni fa, per cui non mi sento più un pioniere esploratore in questa terra, così come mi è capitato quest' anno per l'Albania.
Siamo ormai a Dubrovnik e qui non c'è più storia. La Croazia sono "costretto" a farla, magari solo di passaggio come nell'ultimo tempo, da più di trent'anni. Anchc la Croazia ...senza i croati sarebbe un altro paradiso terrestre.
Anacleto
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| Tuesday 04 September 2007 |
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I racconti di Anacleto
Da Atene s'inizia lentamente la marcia verso casa. Prima con rotta verso Ovest per passare dall'Egeo allo Ionio, poi decisamente rivolgerò la prua verso Nord per risalire l'Adriatico fino a Trieste.
Sempre spettacolare il passaggio attraverso il Canale di Corinto, quello che ha reso un'isola l'intero Peloponneso.
L'incendiario Nerone ne ha ideato il primo progetto ed iniziati i lavori. Così come sempre i Romani idearono ed iniziarono i lavori dell'altro canale che s'incontra prima di sfociare nello Ionio e che ha reso isola un'altra penisola, quella di Levkas (o Leucade).
Siamo ormai a fine Agosto."Non ti sei ancora stancato", qualcuno mi domanda. Con i nuovi ospiti subentranti quasi ogni settimana, faccio tante amicizie da tutta Italia che è impossibile annoiarsi.
Nel complesso è stata un'annata estremamente positiva. L'unico rammarico è che ho dovuto dire di no, per il tutto esaurito, a tante persone, soprattutto a chi s'è fatto vivo solo in luglio ed agosto
Mi compiaccio che sulla strada del ritorno riconosco bene tutti i luoghi già battuti più volte. Eppure dopo più di 30 anni di esperienza, ogni anno esperimento nuove " disgrazie" che avrebbero potuto mettere a repentaglio l'imbarcazione ed il suo equipaggio: quest'anno è stata la volta della catena. Per ben due volte sono riuscito a perdere in mare àncora e catena di 100 metri (recuperando il tutto con immane fatica ma senza danni), solo per aver seguito il consiglio di una rivista nautica che raccomandava di frapporre tra terminale di catena e barca uno spezzone di cima, per questioni di sicurezza naturalmente.
Comunque dopo oltre 2000 miglia percorse da quando son partito da Monastir, per le manutenzioni fatte prima di partire e quelle continue che si fanno in itinere, la barca à in efficienza e sono proiettato in quella che sarà la vera nuova avventura di questa stagione: risalire l'adriatico non com'è nell'uso consigliato, cioè da Corfù raggiungere la Puglia, da cui attraversare il nostro mare verso le ultime isole croate e da lì proseguire. Bensì seguire la rotta più diretta, ma più rischiosa: Corfù,Albania,Montenegro e Croazia.
Montenegro e Croazia non hanno più segreti, ma l'Albania può riservare ancora qualche sgradita sorpresa. Dopo molti indugi quest'anno è la volta buona per tentare.
Ho affrontato la nuova frontiera degli scafisti, quelli che fanno rotta da Sud verso Lampedusa e la Sicilia, non dovrei avere problemi con gli scafisti, vecchia maniera, quelli dall'Albania.
Per l'impresa mi sono organizzato un equipaggio di vecchi amici affidabili, quindi nella risalita dell'Adriatico sono pronto per ripartire da Corfù verso la sconosciuta e tenebrosa terra delle Aquile.
Anacleto
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| Wednesday 01 August 2007 |
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Non mi volevano più far partire, i tunisini.Non so se per eccesso di feeling o di burocrazia, ma ci son volute oltre quattro ore di timbri e controtimbri con offerta di caffè a bordo a mezza guarnigione della polizia portuale , per lasciarci partire dopo un soggiorno di otto mesi( almeno della barca).Abbiamo fatto i turisti nel deserto, nelle oasi e nelle città.Io torno in Europa con la barca rinnovata ed arricchita (tutta la tappezzeria interna ed esterna nuova, roll-bar nuovo ecc.).Lasciamo un buon cibo, buoni amici ed una cultura.. diversa.
Dopo la partenza scopriamo come nel giro di 3-4 giorni si possa passare dall'Africa, a Lampedusa (appendice africana dell'Italia), a Malta (isola tra le più internazionali),Sicilia,Calabria,Puglia, Grecia.
Colpisce quanto siano vicini mondi tra loro tanto diversi e tanto culturalmente lontani, a noi... nordici.
Trasferimento di lusso anche velisticamente:il maestrale, talora possente, non ci ha mai praticamente abbandonati nella risalita verso nord-est, permettendoci tratte giornaliere o notturne di tutto rispetto (dagli 80 ai 120 miglia) con l'uso limitato del motore.
La barca dopo gli usuali problemi nell'attrezzatura (soprattutto elettronica) che si riscontrano all'inizio di stagione,ha manifestato e trasmesso grande felicità nel ritrovarsi nel suo elemento, dopo il lungo letargo invernale.
E con il mio equipaggio ci troviamo a meditare sulla condizione del marinaio-navigatore:costretto e nel contempo attratto ad abbandonare ogni giorno la sicura terraferma, per vagabondare inquieto verso l'ignoto e l'avventura, forse perennemente in fuga dai suoi problemi ma pure- si dice- alla continua ricerca di se stesso.
Anacleto (velaleo.it)
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| Wednesday 01 August 2007 |
| Sesto racconto di Anacleto
Il Peloponneso ,per me, finisce a Monenvasia, che per la sua imponente rocca era la Gibilterra per i veneziani.Qui purtroppo finisce il sogno di un paradiso perduto e si cozza con la dura realtà di dover cercare con cura ogni sera un ormeggio tranquillo e sicuro.
Da questa località infatti e fino ad Atene ricompaiono le barche in flottiglia delle società di charter, quelle che, arrivando a decine,saturano d'un colpo la capacità di ogni piccolo porto.
L'Argolide ed il Sardonico saranno pure zone celebrate, ma sono alla portata dei sei milioni di ateniesi e della maggioranza delle compagnie di charter della Grecia:è come dover a che fare con i navigatori della domenica, in ogni dove.
Per tre settimane ho dovuto navigare da queste parti dovendo fare di Atene (o suoi dintorni) il perno logistico per imbarchi e sbarchi settimanali.Per fuggire da questo mondo e ritrovare tranquillità, paradossalmente, ho dovuto gettarmi tra le braccia del burrascoso Meltemi ed addentrarmi nelle Cicladi Centrali.Avevo un ricordo angosciante di questo vento, da quando andando e tornando dalla Turchia, tre anni fa, avevo fatto quasi tutte le Cicladi Settentrionali e meridionali.
Questa volta il Meltemi l'ho invece trovato amico, tanto da rappresentare la mia salvezza dalla fuga dal mondo civile: si ritrova il piacere della vela ,di quella impegnativa ed esaltante dello surfare sulle onde e si ritrova la vera faccia della Grecia, con le sue isole che si preannunciano a distanza con la bianca Chora alle loro sommità.
Sono a metà della mia annuale ...fatica.Esattamente due mesi e mezzo fa sono partito da Monastir,ne passeranno altrettanti prima di portare la barca al suo porto di armamento (Sistiana, vicino a Trieste).
Quella dello skipper è in ogni caso un compito gravoso, non soltanto per le responsabilità relative alla navigazione, ma in quanto perché viene fatto oggetto delle aspettative più fantasiose dei membri dell'equipaggio:c'è chi si imbarca sperando in una mia compiacente perizia medico-legale per ottenere una invalidità permanente per malattia mentale, c'è chi s'imbarca per cambiare vita, per scoprire nuovi mondi o semplicemente per cambiare mestiere, magari attribuendosi quello di skipper.
Ma le donne sono le più "fanatiche" per la vela e per gli altri aspetti della vita in barca, tanto che non sempre è possibile soddisfare le loro richieste ...contradditorie.
Ma come sono adorabili nel dimostrare tutto il loro impegno in ogni nuova impresa!
Com'è impegnativa la vita dello skipper !
Anacleto
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| Thursday 12 July 2007 |
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La quinta puntata del viaggio di Anacleto
Peloponneso, curiosa parola rimasta nelle nostra memoria scolastica, indicante una regione della Grecia caratteristica per la sua conformazione geografica che ricorda la mano con le sue dita.
Terra ora trascurata dal grande flusso turistico, da quando il Canale di Corinto l'ha separata dal continente e reso così più diretto il passaggio verso l'egeo.Eppure il Peloponneso à stato sempre determinante nella storia della Grecia , sia antica che moderna.Basta ricordare Micene,Sparta ed Olimpia dell'epoca classica,battaglia di Lepanto e di Navarino in quella pre-moderna.
Ma il velista sceglie di circumnavigare il Peloponneso perché solo qui può trovare ancora porti e baie deserte.
Vento impetuoso e calma piatta si alternano imprevedibili tra le tre dita della mano del P.Doppiare i tre capi (Akritas,Matapan,Maleas) è sempre un'incognita.Il Capo Maleas soprattutto è da sempre l'incubo dei navigatori, da quando Omero l'ha descritto come responsabile dell'aver mandato Ulisse alla deriva... per 20 anni.
Comunque questa terra è tra le più interessanti della Grecia perché rimasta povera e selvaggia.Quando poi si va al ristorante si scopre che il conto costa la metà di quanto si era abituati a pagare nella Grecia Ionica.
Ho sempre sostenuto che preferisco avere in barca come compagni di viaggio dei neofiti, alle prime armi marinaresche, piuttosto che esperti marinai(o sedicenti tali).Tanto peggio se sono (o sono stati) pure loro armatori.Con quest'ultimi, soprattutto, la convivenza può divenire insostenibile: la barca rischia d'avere due skipper.
Con due skipper la barca va a fondo, con due hostess la barca ... va a fuoco.
Certo che, viceversa, i neofiti non finiscono mai di sorprendermi con le loro trovate:con i loro nodi, con il fissaggio delle cime alle bitte, con il lancio delle cime....E tutti si dichiarano smaniosi di andare solo e sempre a vela, ma vogliono arrivare dovunque, fare il bagno in ogni spiaggia e/o baia, avere la possibilità ogni sera d'ormeggiare in un molo tranquillo.Il tutto ignorando gli imprevisti del tempo e dei tempi.
Ma è sempre impagabile partecipare all'entusiasmo ed all'innocenza dei giovani ( e meno giovani) che al timone provano per la prima volta l'ebbrezza di una bolina.
Anacleto (velaleo.it)
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| Thursday 14 June 2007 |
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Problemi tecnici non ci hanno permesso di recuperare le puntate precedenti e qui pubblichiamo le "avventure" del nostro Amico Anacleto.
"Sono un armatore greco...dopo Onassis"
Simile affermazione mi riempie d'orgoglio... ma quanto mi costa!
Mantenere la bandiera greca sulla mia imbarcazione mi costa ogni anno 15gg di "fermo tecnico" a Corfù dove devo sottostare ad un'infinita serie di vezzazioni burocratiche e di verifiche tecniche.Ma tant'è certe posizioni di prestigio... si pagano.
In compenso il popolo greco e le isole greche ti ripagano con gli interessi questo pedaggio.
La Grecia rimane ancora per i navigatori nostrani l'area più ospitale del mediterraneo.Un ritorno alle nostre radici culturali, alla culla della civiltà occidentale.In Grecia ci si sente a casa, si respira un afflato socio-culturale che viene da lontano, da millenni di storia che ci accomuna.Ed i greci, nei confronti degli italiani,hanno subito pronta la battuta:"una faccia, una razza".
Sono arrivato in Grecia dopo trent'anni di frequentazione delle coste croate.Quando mi sono finalmente spinto più a Sud, ho scoperto un altro mondo, il nostro mondo , il vero "mare nostrum"..
Era già terra promessa di noi figli del'68 quando giovani squattrinati venivamo in questa terra con il sacco a pelo alla ricerca di un indefinito sogno libertario .Ora torno ogni estate da inquieto pensionato con una lussuosa barca a vela ripercorrendo a ritroso la rotta di Ulisse ed inseguendo il suo sogno.
Dalla Terra dei Feaci(Corfù) dove Ulisse approdò naufrago prima di arrivare ad Itaca, si va percorrendo tutte le isole Ioniche verso sud-est.Arriveremo ad Atene circumnavigando il Peloponneso, rifuggendo la via più facile e turistica el Canale di Corinto.Dal più familiare vento di Maestrale di queste zone, affronteremo l più tembile Melteni dell'Egeo che noi sfioreremo per risalire a nord verso le Sporadi.
La barca ed il suo cangiante equipaggio si dimostra all'altezza di ogni imprevisto, anche se le manovre di navigazione, risultano molto più semplici rispetto alla gestione...delle persone.
La promiscuità coatta in uno spazio ristretto com'è la barca facilita il rapporto immediato nella massima spontaneità e solarità, ma dopo qualche giorno se si è troppo "difesi" o del tutto "indifesi" ci si può sentire disarmati, tanto da vivere questa situazione più che come un' occasione di arricchimento , una dolorosa esperienza di espropriazione.Cosicchè dopo un primo momento di grande familiarità con i propri compagni di viaggio, taluno si ritrae in un isolamento solipsistico che oltre che essere impraticabile non viene tollerato facilmente e da qui...conflitti che esplodono.
La barca porta all'esasperazione (ma anche all'esaltazione)di ogni esperienza di vita di gruppo, nel bene e nel male.
Chi vi sopravvive felice anche se provato, la ricorderà come esperienza di vita vera.
Anacleto
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| Monday 21 May 2007 |
| Tornati in Europa
Non mi volevano più far partire, i tunisini.Non so se per eccesso di feeling o di burocrazia, ma ci son volute oltre quattro ore di timbri e controtimbri con offerta di caffè a bordo a mezza guarnigione della polizia portuale , per lasciarci partire dopo un soggiorno di otto mesi( almeno della barca).Abbiamo fatto i turisti nel deserto, nelle oasi e nelle città.Io torno in Europa con la barca rinnovata ed arricchita (tutta la tappezzeria interna ed esterna nuova, roll-bar nuovo ecc.).Lasciamo un buon cibo, buoni amici ed una cultura.. diversa.
Dopo la partenza scopriamo come nel giro di 3-4 giorni si possa passare dall'Africa, a Lampedusa (appendice africana dell'Italia), a Malta (isola tra le più internazionali),Sicilia,Calabria,Puglia, Grecia.
Colpisce quanto siano vicini mondi tra loro tanto diversi e tanto culturalmente lontani, a noi... nordici.
Trasferimento di lusso anche velisticamente:il maestrale, talora possente, non ci ha mai praticamente abbandonati nella risalita verso nord-est, permettendoci tratte giornaliere o notturne di tutto rispetto (dagli 80 ai 120 miglia) con l'uso limitato del motore.
La barca dopo gli usuali problemi nell'attrezzatura (soprattutto elettronica) che si riscontrano all'inizio di stagione,ha manifestato e trasmesso grande felicità nel ritrovarsi nel suo elemento, dopo il lungo letargo invernale.
E con il mio equipaggio ci troviamo a meditare sulla condizione del marinaio-navigatore:costretto e nel contempo attratto ad abbandonare ogni giorno la sicura terraferma, per vagabondare inquieto verso l'ignoto e l'avventura, forse perennemente in fuga dai suoi problemi ma pure- si dice- alla continua ricerca di se stesso.
Anacleto (velaleo.it)
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| Monday 16 April 2007 |
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Il nostro Amico Anacleto ci scrive dalla Tunisia
Non occorre pensare ai carabi, alla Polinesia od a qualche isola sperduta nel pacifico, per scovare i giramondo a 360 gradi ed a 365 giorni all’anno.Anche nel Mare Nostrum si possono fare questi incontri: in realtà, più modestamente, da noi si dovrebbero chiamare stanziali, quelli che vivono la barca, vivendo semplicemente in barca tutto l’anno.
Basta cercare ad appena 80 miglia dall’Italia (isola di Lampedusa) e precisamente a Monastir (Tunisia) per vedere non solo attempati, anche se arzilli, pensionati ma pure giovani che han fatto una scelta di vita.. radicale (gli hyppies del terzo millennio) : qui ad Aprile ho ritrovato in barca chi avevo lasciato nel Settembre scorso.......
Si dirà : bello sforzo, quest’anno non abbiamo avuto un inverno nemmeno noi, nordici,eppoi questa è una marina di lusso anche per standart europei, con l’antenna tv satellitare, quasi ad ogni ormeggio e le barche sono super attrezzate per essere autonome.La barca degli stanziali ha di rigore la poppa attrezzata con pannelli solari e generatore eolico: energia pulita e rinnovabile a costo zero (invio qualche foto esemplificativa).
Siamo lontani anni luce dallo spirito dei nostri circoli velici di città che sono costretti a lusingare i neofiti della vela in toccate e fughe domenicali in cui viene esaltato lo spirito agonistico di chi …anche a vela è costretto ad andare sempre più veloce degli altri.
Io non mi riconosco né tra gli stanziali, né tra i regalanti… della domenica.Vivo in barca “solo” 5-6 mesi all’anno e no da stanziale ma da itinerante, attualmente “solo” nel nostro mediterraneo.Un buon compromesso tra la mia ritrovata libertà ed il mantenimento minimale di impegni professionali e familiari.
Quest’anno la stagione inizierà dal punto più a sud del mediterraneo (dal nordafrica appunto), mentre gli altri anni partivo dalla sua latitudine più settentrionale (golfo di Trieste). Le novità si registrano ancor prima d’iniziare la stagione nautica: aver a che fare con maestranze tunisine per gli usuali lavori di carenaggio e di manutenzione dell’impiantistica elettronica e non.Sono fiducioso che ai preventivati costi irrisori rispetto a qualsiasi nostro cantiere corrisponda una professionalità almeno assimilabile.
Mi preparo alla risalita,mentre gli anni scorsi, a quest’epoca, mi preparavo alla discesa: la meta ormai collaudata ed apprezzata ove trascorrere l’estate rimane la Grecia e, magari, se ci si riesce la Turchia.
La Tunisia, patria dei Fenici, è apprezzabile velisticamente solo nell’area di Cartagine,appunto, e d’intorni, quindi la costa nord (Biserta,Taberna,Isole Gallite), molto meno lo è la costa ovest ed assolutamente da evitare quella sud perchè si trasforma progressivamente in una laguna,per l’avanzare sempre più invasivo del deserto verso il mare.
Così mi preparo a navigazioni d’altura di tutto rispetto: a 80 miglia l’Italia, cioè Lampedusa,poi a 100 miglia Malta, quindi a 60 ancora Italia (Siracusa) ed a seguire la costa orientale della Sicilia, la costa meridionale della Calabria e della Puglia ed infine, attraversato il Canale D’Otranto,Corfù. Arrivato in Grecia, prima quella Ionica, quindi il Peloponneso ed infine l’Egeo , mi trastullerò in minicrociere quotidiane di tutto riposo, in cui potrò iniziare alla vela anche stressati cittadini, fanatici dei bagni in ogni baia.
Tra vecchi e nuovi amici che si alterneranno ospiti di TWINS, penso d’aver ormai acquisito un campionario di adepti che sapranno trasformare talora anche la più tranquilla crociera, in una sorprendente ed animata vicissitudine in cui l’imprevisto mai preventivabile è determinato dall’indefinibile ed ineffabile fattore umano.
Anacleto (velaleo.it)
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| Saturday 10 February 2007 |
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Un racconto del nostro socio Anacleto
“Bon jour madame j’ai pris un coupe de foudre”
Così mi sono espresso , nel mio approssimativo francese, il giorno dopo, telefonando alla mia assicurazione che ha sede a Montecarlo.
Non voleva essere una dichiarazione d’amore , del classico colpo di fulmine, ma una drammatica denuncia di quello che m’era successo, ch’era successo alla mia imbarcazione. Un’esperienza che mi mancava, dopo trent’anni d’onorata attività marinara.
Ed era anche il giorno del mio compleanno. Partito da mezz’ora da Corfù, direzione Italia, Santa Maria di Leuca,siamo stati colti da un temporale che sembrava di debole intensità e di breve durata , ma che invece, alla terza “botta”, è stato fatale nel “fulminare” tutta la strumentazione della barca, tutti gli strumenti considerati “accessori” di una barca “ful optional”, compresi, per esempio, il verricello elettrico dell’ancora ed il regolatore di carica dell’alternatore.
Così accecati ed handicappati abbiamo riparato nel più vicino porto, per fortuna distante solo 10 miglia .Il dramma di dover navigare tornando improvvisamente indietro agli albori della marineria, senza ecoscandaglio, senza pilota automatico,senza…GPS. è inenarrabile .
Ma in barca , si sa, che tutto quello che di primo acchito sembra un dramma, poi diventa un’occasione di arricchimento e di riscoperta del piacere di navigare, come quando si è costretti a riprendere in mano squadre e compassi per fare il punto e la rotta su una “vecchia” carta e si deve andare a ripassare le regole sulla “declinazione bussola” ecc .
Ed il piacere, si fa per dire, di stare ancora, come vent’anni prima, ore ed ore al timone ?
In queste condizioni, dove far di necessità virtù, e dopo le prime riparazioni di fortuna, siamo ripartiti per le coste italiane fino a raggiungere Catania dove avevo concordato con l’assicurazione che sarebbe avvenuta la riparazione , meglio, la sostituzione di tutta la strumentazione esistente.
Per fortuna avevo un altro motivo per un fermo tecnico in quella città: precisamente a Taormina si sarebbe sposato il mio primogenito con una siciliana.
Un sontuoso grasso grosso matrimonio siciliano, dopo un dramma di queste dimensioni. Tutto si risolse per il meglio, sia il ripristino delle funzionalità, accessorie e non, della mia barca sia il matrimonio del figlio in questa terra, così lontana da quella in cui ero nato e vissuto per oltre mezzo secolo.
Un mese prima ero partito , come mi capita ormai da alcuni anni, dal punto più a nord dell’ alto adriatico, dove termina in una specie di cul di sacco, il mitico golfo di Trieste. Il programma era quello , una volta espletate le formalità nuziali, di risalire attraverso lo stretto di Sicilia lungo le Isole Eolie, la Calabria , la Campania. Esplorare tutte le Isole Flegree e Pontine e ridiscendere verso la Sicilia, questa volta lungo la parte occidentale , con l’esplorazione delle Isole Egadi. A fine stagione proseguire, sempre verso sud, lungo le Pelagie ed arrivare i Tunisia , precisamente a Monastir, dove avevo deciso di far svernare quest’anno la barca.
E così è stato, rispettando nello spirito e nella lettera, il programma e la tempistica prevista all’inizio della stagione, nonostante abbia dovuto superare, cammin facendo, fulmini e matrimoni.
Molti mì han dato del pazzo (con loro, i pazzi, ho convissuto professionalmente per trent’anni) ad abbandonare per tutto l’ inverno, il mio bene più prezioso, la mia amata barca, in un paese arabo, con la guerra di religione e di civiltà in atto .Devo ammettere che un po’ di sacro terrore l’avevo anch’io, prima d’arrivarci: ma è stata ed è tuttora ( perché la barca è tutt’oggi ormeggiata a Monastir) una specie di sfida.Vengono a casa nostra a colonizzarci ? Ebbene anch’io vado a casa loro… in amicizia. E devo dire che è stato un rapporto idilliaco fin dal primo incontro: ospiti a casa loro, sono delle persone splendide.
Finora almeno.
Poco prima di Pasqua tornerò a Monastir per far carena e la manutenzione di rito, quindi rimarrò in Tunisia per un altro mese ,per esplorarne la costa settentrionale, prima di portare la barca in Grecia dove tornerò a trascorrere la prossima stagione velica.
Nel mio peregrinare a vela lungo il mediterraneo ero stato tre anni fa anche nell’altro paese arabo che dovrebbe essere ormai molto vicino a noi europei, la Turchia.
Analoga esperienza : quanto ero tremebondo prima nell’avvicinarmi ad un paese tanto lontano, culturalmente, tanto sono stato felice poi nello scoprire gente così affabile ed ospitale.
Sembra quasi che ,consapevoli di non godere presso di noi di una buona immagine, si facciano in quattro per farti ricredere di quello che pensi di loro e per farsi guadagnare la tua fiducia. Effettivamente con me ci sono riusciti: guai se sento parlare male ancora dei turchi e dei tunisini .
Se tutti gli arabi fossero come loro o , per lo meno come quelli che io ho conosciuto, non dovremmo temere nulla. Il guaio è che forse loro sono i meno arabi di tutti gli altri .Mah !! Comunque sono grato alla mia barchetta ed a tutti gli equipaggi che si sono alternati quasi ogni settimana, ad avermi permesso questi ricchi viaggi …culturali.
Anacleto (velaleo.it)
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